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Il tempo giusto per fare lobbying

Foto Mauro Scrobogna/LaPresse 
23-12-2022 Roma (Italia) Politica – Camera dei Deputati, esame della Legge di bilancio 2023 – Nella foto:  aula durante l’esame legge di bilancio

12-23-2022 Rome (Italy) Politics – Chamber of Deputies, works for the approval of the budget law 2023 – In the photo: Emicycle during the works for the approval of the budget law
Foto Mauro Scrobogna/LaPresse 23-12-2022 Roma (Italia) Politica – Camera dei Deputati, esame della Legge di bilancio 2023 – Nella foto: aula durante l’esame legge di bilancio 12-23-2022 Rome (Italy) Politics – Chamber of Deputies, works for the approval of the budget law 2023 – In the photo: Emicycle during the works for the approval of the budget law

Nel lavoro del lobbista la questione non è solo che cosa dire, ma soprattutto quando dirlo. Il tempo è una variabile decisiva, anche se raramente viene considerata dal mondo delle imprese. La legge delega, più di altri strumenti normativi, lo dimostra con particolare chiarezza.

Una legge delega è il momento in cui il Parlamento prende atto che una materia è troppo complessa, stratificata o tecnicamente scivolosa per essere regolata direttamente. Per questo motivo non entra nel dettaglio delle norme, ma affida al Governo il compito di scriverle. Il Parlamento stabilisce principi, criteri direttivi e tempi; il Governo, attraverso i decreti successivi, definisce le regole vere e proprie: procedure, definizioni, obblighi, responsabilità.

La legge delega, presa da sola, non produce effetti immediati nella vita concreta delle aziende e delle persone. A determinarli sarà ciò che verrà scritto dopo. Questo, però, non rende irrilevante la fase di scrittura dello schema di decreto legislativo. Al contrario: è proprio in quel momento che si stabilisce come, dove e quando verranno assunte le decisioni sostanziali. Ed è per questo che il fattore tempo diventa centrale già da lì.

Dal punto di vista della rappresentanza degli interessi, il momento ideale per intervenire è quello in cui il Governo sta lavorando allo schema di decreto legislativo. In quella fase le scelte non sono ancora cristallizzate, le alternative possono essere valutate e una segnalazione puntuale può evitare che una norma nasca “storta”, cioè difficile da applicare. È il tempo in cui il lavoro del lobbista è più utile: per rappresentare posizioni, problemi reali, casi concreti, effetti pratici che altrimenti rischierebbero di emergere solo dopo.

Quando lo schema di decreto legislativo arriva in Parlamento, il quadro cambia radicalmente. Qui si consuma uno degli equivoci più frequenti. Il Parlamento, infatti, non può emendare il testo. Non può riscriverlo, né modificarlo articolo per articolo. Può soltanto esprimere dei pareri.

Pareri politicamente rilevanti, certo, ma giuridicamente non vincolanti. In questa fase il lavoro del lobbista assume una funzione diversa e più limitata: non può più incidere sulla struttura della legge, può solo chiedere che una criticità venga segnalata nel parere parlamentare. È un lavoro di presidio, utile a mettere agli atti un problema, a evitare che venga ignorato, ma inevitabilmente difensivo.

Esiste poi un’ulteriore fase, ancora una volta molto importante, che è quella dei decreti ministeriali, delle linee guida, degli atti amministrativi che rendono operativa la legge. È lì che molte norme trovano la loro forma definitiva ed è lì che il lobbista può tornare a svolgere un ruolo costruttivo, cercando di rendere applicabile ciò che sul piano legislativo è rimasto vago o eccessivamente rigido.

Bisogna capire che la rappresentanza degli interessi ha un suo tempo fisiologico. Arrivare dopo non è scorretto, ma spesso è inutile.

Ed è forse anche da qui che nasce una parte della diffidenza di molte aziende verso il lobbying: chiedono di agire quando i giochi sono già fatti, non quando avrebbero potuto contribuire a scrivere regole migliori.

 

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