Non è passata inosservata la bella e recente intervista di un noto e popolare personaggio dello spettacolo, Alba Parietti, rilasciata ai microfoni di uno dei tanti podcast virali del momento condotto da una sempre squisita Giulia Salemi “Non lo faccio per moda” (oltre 100.000 followers su Instagram).
Tra il serio e il faceto, la Parietti ha dichiarato “veniamo ancora educate all’idea che una donna debba dipendere da un uomo per contare veramente qualcosa e invece non è così. Che dietro a un grande uomo ci sia una grande donna è vero ma molto spesso è vero anche il contrario: davanti ad una grande donna molto spesso c’è un uomo cretino che cerca di ostacolarla, di mortificarla, di frustrarla, che non accetta la sua luce perché l’uomo non accetta il carisma importante femminile. E’ molto difficile trovare un uomo che provi davvero una grande soddisfazione nel successo della donna conquistata, almeno alla lunga perché alla breve ti vogliono perché hai luce, l’aura. Poi quando si accorgono che sei tu l’elemento trainante vorrebbero, almeno nel privato, poterti umiliare, schiacciare”.
Numeri alla mano: se non esistono statistiche che diano una misura certa della dichiarazione rilasciata, l’Istat oggi parla di un tasso pari al 70% di casi di violenza psicologica di genere fra le mura domestiche e se questo dato viene incrociato con i dati dell’occupazione femminile (anche quella ai più alti livelli professionali), si potrà osservare che effettivamente c’è una certa sovrapposizione di casistiche.
In altre parole, le donne professionalmente affermate subiscono gli stessi tentativi di controllo rispetto alle donne più deboli e forse con anche maggiore esposizione alla mortificazione per ferirne più a fondo lo status.
Questo fenomeno è più subdolo e ambiguo rispetto alla violenza esposta e tocca alcune precise corde:
- L’attrazione iniziale (l’aura): l’uomo è attratto dal carisma, dall’indipendenza, dalla bellezza e dalla stabilità emotiva della donna forte. Questa figura più delle altre rappresenta una “sfida” stimolante, una fonte di sicurezza, un mettersi alla prova con qualcosa che “valga davvero la pena”;
- La fragilità maschile: la forza della donna, inizialmente ammirata, diventa però nel tempo una minaccia per l’ego maschile, specialmente se l’uomo ha una bassa autostima, che così rifugge in soluzioni più consolatorie e dominabili;
- Necessità di mortificazione: per riequilibrare il proprio senso di inferiorità, l’uomo può tentare di mortificare la propria donna con confronti squilibrati e non apprezzando il giusto valore. Una sorta di ingannevole punizione per “riportarla al suo posto” ed emergere così lui come dominante;
- Paura dell’autonomia: quando un uomo vede una donna forte, spesso pensa che lei non abbia bisogno di nessuno, il che può scatenare la paura di un uomo di non essere utile o indispensabile (all’opposto del senso di protezione che garantisce ad una donna fragile ove, erigendosi a suo protettore, accresce la propria autostima).
Di quante straordinarie donne sono state raccolte le parole in tutti questi anni che hanno raccontato circostanze dove loro si sono sentite sempre “troppo”: troppo forti, troppo indipendenti, quando invece il fulcro, da capire e far capire ad entrambi i sessi, è che queste dinamiche non hanno nulla a che vedere con la contrapposizione di generi e neppure con atavici retaggi culturali ma solo e unicamente con la maturità e risolutezza maschile. Alba Parietti, nell’intervista, ha aggiunto che “ci sono pochissimi uomini che non temono le donne forti e che anzi le supportano, le amano proprio perché così e ne vanno fieri. Non solo nel breve periodo ma anche alla lunga”.
Quindi, donne forti, buona caccia al tesoro.
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