C’era un tempo in cui dichiarare di essere democratici era un vanto. Una posizione che millantavano anche personaggi che francamente mostravano una certa passione per il totalitarismo. Oggi le cose sono cambiate. Lo afferma Nic Cheeseman, Professore di Democrazia all’Università di Birmingham e Direttore del Centre for Elections, Democracy, Accountability and Representation (CEDAR).
Secondo quanto ha dichiarato alla testata di Telos A&S PRIMOPIANOSCALAc, molti dei leader politici che hanno velleità autoritarie non ne fanno mistero: “Una tendenza recente e preoccupante è che alcuni governanti non fingono neppure più di essere democratici. Le recenti elezioni in Tanzania hanno mostrato come forme di manipolazione sempre più sfacciate, tra cui intimidazioni, esclusione dei candidati dell’opposizione e blocchi di internet, vengano ormai condotte alla luce del sole. Invece di temere la condanna internazionale, molti leader si sentono incoraggiati dai cambiamenti globali degli ultimi anni. […] In un clima internazionale più permissivo, l’attacco alla democrazia è uscito allo scoperto”.
Una sfacciataggine che noi italiani conosciamo bene. Basta rispolverare il violento discorso alla Camera del 3 gennaio 1925, in cui Benito Mussolini si assume la responsabilità morale del delitto Matteotti, con parole tutt’altro che velate: “Ebbene, io dichiaro qui al cospetto di questa assemblea ed al cospetto di tutto il popolo italiano che assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto”.
Il dramma è che una buona fetta di opinione pubblica accoglie con un certo entusiasmo i leader che, almeno a parole, ostentano una certa tendenza autocratica. Un fenomeno che, inaspettatamente, riguarda anche l’Italia, un paese che ha vissuto il dramma della dittatura e, in quanto tale, dovrebbe essere immune nei confronti di certe seduzioni. Una recente ricerca del Censis ci racconta infatti che un italiano su due (48,2%) pensa che ci vorrebbe un “uomo forte al potere che non debba preoccuparsi di Parlamento ed elezioni” (dicembre 2025). È il chiaro segno che qualcosa è andato storto. La democrazia non è in grado di raccontare sé stessa, di mostrare i suoi lati positivi che superano di gran lunga quelli negativi, come la lentezza decisionale e la macchinosità dei processi.
Sfortunatamente la mancanza di fiducia nella democrazia è una malattia che oltrepassa i confini nazionali. Secondo Cheeseman, Stati come la Russia e la Cina hanno investito in campagne di comunicazione per polarizzare l’opinione pubblica e mettere in discussione la certezza che la democrazia, pur nella sua imperfezione, sia il migliore dei mondi possibili.
E, a quanto pare, in molti si sono lasciati abbindolare. Ci dobbiamo chiedere se siamo in grado di difendere la democrazia e di evitare che semplicemente si spenga, perché le persone smettono di riconoscersi in essa, pensando che sia solo un ingombro.
© Riproduzione riservata
