La politica può entrare a Sanremo? È la domanda che in molti si sono posti dopo la bufera sul caso Pucci, il comico invitato dal direttore artistico Carlo Conti per la co-conduzione di una delle serate. Il fatto è noto. Pucci rinuncia a causa delle polemiche. La sinistra lo considera volgare e sessista e la destra lo difende, fino ad arrivare a un inaspettato post sui social della presidente del consiglio Giorgia Meloni in persona, che parla di pressione ideologica e doppiopesismo. Non mi esprimo sull’opportunità o meno di invitare Pucci. Pur essendo una fan di Sanremo da sempre, non ho le competenze per giudicare quale personaggio possa risultare più gradito al pubblico del festival.
Voglio invece concentrarmi sulla presenza della politica. In un’intervista al Corriere della Sera, Giorgia Meloni ha dichiarato: “Io sono in generale per tenere la politica fuori da Sanremo”. Su questo punto mi permetto di dissentire, semplicemente perché la politica è dietro a ogni azione della nostra vita. Quando nel 2023 l’attivista Pegah Moshir Pour ha pronunciato un monologo sulla libertà in Iran, ha parlato di politica. Lo stesso attore Gianluca Gori che l’ha affiancata en travesti come Drusilla Foer, ha fatto politica con la sua stessa presenza. Ma questo è niente. Nel 1980 Roberto Benigni chiamò “Wojtylaccio” Papa Giovanni Paolo II. Non mancarono le polemiche. Benigni affrontò un processo in Vaticano per vilipendio e fu condannato a un milione di lire di multa e a un anno di reclusione con la condizionale. Nel 1997 i due si incontrarono in occasione dell’uscita del film “La vita è bella”. E, da quanto riportato dal comico e regista, Wojtyla non si ricordava nemmeno di quell’appellativo. In quegli anni aveva avuto altro a cui pensare.
Per il mensile di Telos A&S PRIMOPIANOSCALAc abbiamo intervistato il grandissimo Emilio Giannelli. Gli abbiamo chiesto come definirlo: “Vignettista di satira politica è la definizione usata generalmente ed è senz’altro giusta. C’è chi dice disegnatore satirico, e chi commentatore satirico. La prima mi sembra la migliore, perché nelle altre manca il riferimento alla politica, che è il tema principale del mio disegnare”. Quello che contesto è la visione della politica come un campo scivoloso, dal quale stare alla larga per non turbare gli animi. Trovo invece sano e vitale che noi italiani siamo così appassionati alla cosa pubblica. Anzi, penso che dovremmo occuparcene di più e parlarne anche in modo più esplicito. Quindi, ben vengano i comici che fanno politica, perché non sono mai troppi. Temo invece che siano troppo pochi.
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