No a un’opa sulla Lega. Con tutta evidenza e vista la sua biografia, al Generale Roberto Vannacci piacciono le operazioni ad alto tasso di pericolosità. E anche a Renzi, che i retroscenisti dicono l’avrebbe incontrato due volte negli ultimi giorni. E dunque: via dal partito di Salvini – il quale, non a caso, nel commentare la notizia richiama termini del gergo militare quali onore, rispetto e lealtà – e via a una “missione (quasi) impossibile”. Che non è andarsi a prendere una fetta di elettorato. Quello viene di conseguenza. Piuttosto, è andare a strutturarsi come partito vero e proprio, tra la gente. Esattamente come lo è la Lega.
“Quando tra pochi mesi si spegneranno le luci e la visibilità lascerà il posto alla normalizzazione, la vera sfida sarà proprio questa: esserci tra la gente, come i partiti veri e propri”, afferma Livio Gigliuto, presidente di Istituto Piepoli. Per molti, Vannacci che scende dal Carroccio è un problema più per la coalizione di centrodestra che per Salvini, seppure si possa dire che quella di ieri è una notizia che nella Lega rafforza il cosiddetto “partito dei governatori” (Fedriga ha parlato di “un giorno di festa”). “Proprio così. Salvini forse ne esce indebolito, ma non credo sia possibile che passi di colpo dall’8 al 5 per cento: più plausibile che eroderà uno 0,5-0,8 per cento”, prosegue Gigliuto. “L’ingresso del Generale nel partito è stata un’operazione voluta e guidata da lui, ed è stata elettoralmente a somma positiva: Vannacci ha aiutato molto la Lega alle europee. È possibile che il ‘partito dei governatori’ ne esca rafforzato, questo sì”.
Il vero faro, quindi, va acceso sulla coalizione e sul bacino a cui Futuro Nazionale proverà ad attingere. Escludendo accordi con partiti di estrema destra come Casa Pound (“numeri troppo esigui”), la domanda è: “dove pesca? Negli altri partiti”, afferma Gigliuto. “Si tratta della cosa meno sexy ma più affascinante. Perché ora attira elettori dai partiti più piccoli”. Nel lungo, invece, potrebbe innescare una sorta di “effetto scivolamento” che coinvolgerebbe anche Fratelli d’Italia. “Esattamente: se i suoi parlamentari non voteranno la fiducia al governo, sarebbe la prima volta che si palesa un’opposizione ‘da destra’. In quel caso, ecco che la sua strategia potrebbe puntare ai delusi dal progressivo moderatismo della Meloni. Ciò porterebbe FdI a ‘scivolare’, appunto, ancora di più verso il centro”. Dove, sappiamo bene, c’è une pletora di partiti ma anche una prateria di consensi. Dunque, come una formazione: Vannacci sull’ala destra con l’accentramento della Meloni a ridosso di Forza Italia. Il tutto con una domanda che forse, così, con questa ipotesi, trova una risposta: ma perché a un certo punto c’entra sempre Renzi?
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