Odio e disinformazione
Denaro dei privati a Anm. Via Arenula chiede conto, i giudici fanno muro
La giustizia torna terreno di scontro frontale. A poco più di un mese dal referendum del 22-23 marzo sulla riforma dell’ordinamento giudiziario, il confronto tra maggioranza e opposizione si è trasformato in una guerra di nervi. A chi giova, questo clima? Chi favorisce questa confusione, questa polarizzazione dello scontro? Non certo chi prova a far capire perché il Sì favorisce lo stato di diritto. Sullo sfondo, la riforma del Csm e il nodo del sorteggio. In primo piano, le accuse incrociate su disinformazione, conflitti d’interesse e perfino intimidazioni istituzionali.
La richiesta sugli eventuali finanziamenti
Il nuovo terreno di battaglia è il Comitato “Giusto dire NO”, promosso dall’Associazione nazionale magistrati in vista della consultazione. Dal ministero della Giustizia è partita una richiesta formale di chiarimenti sugli eventuali finanziamenti ricevuti dal Comitato. In un documento firmato dalla capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi e indirizzato al presidente dell’Anm Cesare Parodi, si invita a valutare “nell’ottica di una piena trasparenza” l’opportunità di rendere pubblici gli eventuali contributi arrivati da privati cittadini. Il ministero riferisce di un atto di sindacato ispettivo in cui si ipotizza un potenziale conflitto: magistrati in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori che, attraverso le donazioni al Comitato, finirebbero per praticare una forma di finanziamento indiretto dell’associazione sindacale delle toghe. Apriti cielo.
Odio e disinformazione
Dal fronte delle professioni forensi arriva una difesa del Guardasigilli. Il presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco, intervenendo a La7, invita ad abbassare i toni: «Non sta a me giudicare Nordio, a me interessa che si ponga fine a questa campagna di disinformazione». Secondo Greco, il ministro «non vuole attaccare la magistratura né dire che la magistratura è composta da mafiosi». Il punto, insiste, è un altro: «Si sta alimentando una campagna di odio e disinformazione, e lo sta facendo l’Anm ed è gravissimo», con notizie «che non sono vere; si dice che con il sorteggio si vuole sottomettere alla politica la magistratura e non è vero».
La riforma come clava politica
La maggioranza fa quadrato. Il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, esponente di Fratelli d’Italia, parla di polemica “strumentale”, di «tempesta in un bicchier d’acqua». E avverte: «Sarebbe un errore da parte nostra politicizzare lo scontro». Per Cirielli è la sinistra che, «sapendo di perdere dall’inizio, l’ha buttata in caciara», trasformando il referendum in un giudizio pro o contro il governo Meloni. La riforma, sostiene, viene usata come clava politica. Carlo Nordio, dal canto suo, non arretra. Anzi rilancia. In un colloquio con il Corriere della Sera si dice «sconcertato» per le reazioni «di una sinistra che in questa campagna referendaria sta facendo scorrettezze uniche». Sulle frasi contestate – quelle in cui evocava degenerazioni del correntismo nel Csm – precisa: «Ne ho altre. Anche peggiori. Ogni giorno ne tirerò fuori una». E chiarisce: «Ma non è mica mio quel giudizio. Fossi matto. Io in questi casi ormai cito gli altri».
Il riferimento è a dichiarazioni passate di magistrati critici verso il sistema delle correnti. «Siccome ho una memoria di ferro me le sono ricordate tutte. Le sto andando a riprendere e ne ho fatto una raccolta. E loro non si rendono conto che io sto semplicemente citando le loro parole». Il Pd prova a tenere alto il polverone. Il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, parla di «sequenza gravissima di comportamenti incompatibili con il ruolo di ministro della Giustizia». E la sensazione è che, da qui al 22 marzo, i toni siano destinati a salire ancora.
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