Emma Bonino è ricoverata al Santo Spirito di Roma, dove è arrivata questo pomeriggio in codice rosso dopo essere stata soccorsa nella sua abitazione. Secondo le informazioni disponibili, le sue condizioni sono critiche.
Emma ha 78 anni ed è una delle figure più longeve e riconoscibili della politica italiana. Una donna che da quasi mezzo secolo attraversa la storia del Paese senza mai smettere di essere radicale, europeista, liberale, libertaria.

Per il Riformista è anche qualcosa di più. È un’amica del giornale, che riceve ogni sera sulla sua mail. Nel 2021 è venuta a trovarci in redazione, in un incontro che raccontava anche il rapporto personale costruito nel tempo con questa testata.
Bonino è stata eletta per la prima volta alla Camera nel 1976, a 28 anni, nelle file del Partito Radicale. Da allora è stata parlamentare italiana ed europea, commissaria europea e ministro degli Esteri. Ma la sua cifra politica più profonda è l’idea di un’Europa unita, federale, capace di superare la dimensione degli Stati nazionali.
È in questo senso che può essere considerata una delle madrine dell’idea degli Stati Uniti d’Europa. La sua cultura politica nasce dall’incontro tra il radicalismo di Marco Pannella e il federalismo europeo di Altiero Spinelli. Un’Europa non come semplice mercato comune, ma come soggetto politico, dotato di una propria politica estera, di sicurezza e di difesa.

È una battaglia che Bonino continua a sostenere anche quando diventa minoritaria. Nel 2024 ha promosso il progetto degli Stati Uniti d’Europa, tentando di riunire sotto una stessa insegna diverse forze liberali, radicali, socialiste ed europeiste. La sua storia è inseparabile da quella delle grandi battaglie radicali: il divorzio, l’aborto, i diritti civili, la lotta contro la pena di morte, la libertà individuale, il garantismo. Ma Bonino non è soltanto una combattente per i diritti: è una delle poche personalità italiane ad aver mantenuto per decenni una visione internazionale coerente.
Ed è proprio qui che si trova il paradosso della galassia radicale. La cultura politica che Bonino rappresenta ha avuto un’influenza enorme sulla società italiana, ma non è mai riuscita a tradurre stabilmente quella influenza in una forza politica strutturata.

Dopo Pannella, il mondo radicale si è ulteriormente diviso: Partito Radicale transnazionale, Radicali Italiani, +Europa e diverse associazioni e aggregazioni hanno seguito percorsi differenti. Divergenze sulle alleanze, sulla forma del partito, sulle priorità politiche e sulla collocazione parlamentare hanno progressivamente frammentato quella che era stata una delle comunità politiche più riconoscibili della Repubblica. È anche il prezzo della stessa natura dei radicali: attivisti di un movimento nato più per cambiare la società attraverso campagne, referendum e battaglie civili che per costruire una macchina elettorale tradizionale.

Oggi, mentre Bonino è in ospedale e l’Italia attende notizie sulle sue condizioni, resta aperta la domanda su chi saprebbe raccogliere quella sua eredità politica. Perché l’Europa che Bonino ha continuato a immaginare — più unita, più politica, più capace di difendersi e di parlare con una voce sola — è ancora un progetto incompiuto. E forse è proprio questa la sua eredità più attuale: aver continuato a considerare l’Europa non come un dato acquisito, ma come una battaglia politica da combattere ogni giorno.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.