Politica
Gelo tra Macron e Meloni sulla morte di Deranque. Il Presidente francese stizzito: “Non commenti quel che succede qui”
A Torino la giustizia non dorme. 5 arresti domiciliari e 12 obblighi di firma, notificati ieri mattina dalla Digos, dimostrano che lo Stato italiano continua a far rispettare la legge contro chi, dietro la scusa della “lotta politica”, sceglie la violenza e il disordine. I destinatari delle misure, legati al centro sociale Askatasuna – sgomberato giustamente lo scorso dicembre – hanno trasformato cortei e proteste in blocchi stradali e ferroviari, mettendo a rischio la sicurezza di cittadini e infrastrutture. Qui non si tratta di repressione, ma di legalità: chi delinque deve pagare, indipendentemente da quante persone lo applaudono sui social.
Eppure, come sempre, i collettivi parlano di persecuzione e repressione “contro le lotte per la Palestina”. Peccato che il diritto di manifestare non includa la violenza, gli assalti agli edifici pubblici o la paralisi della città. Chi blocca treni e strade non protesta, ma impone il caos più totale. Così la Procura di Torino interviene a pugno fermo prima che l’illegalità diventi sistema. Il messaggio è chiaro: la legge vale per tutti, e lo Stato non arretra di fronte ai violenti. I teppisti non sono difensori di cause nobili: sono vandali travestiti da idealisti, le cui gesta non hanno nulla a che fare con la libertà di espressione. Cercano solo visibilità, alimentano il caos e mettono a rischio l’incolumità di cittadini innocenti, consacrando la loro presunta “lotta” come una scusa palese per giustificare illegalità e anarchia. Per questo è dovere di ogni Stato che si rispetti fermarli prima che il loro disordine diventi ordinario e incontrollabile.
Sullo sfondo, Emmanuel Macron ha invitato Giorgia Meloni a non “commentare quello che succede a casa degli altri”, criticando la condanna italiana per l’uccisione a Lione del militante di destra Quentin Deranque. Difendere l’ordine e condannare l’odio ideologico è un dovere di ogni governo responsabile, mentre Meloni, al contrario, ha espresso cordoglio e vicinanza al popolo francese senza oltrepassare alcun limite.
Se da un lato lo Stato italiano agisce per garantire sicurezza e legalità, dall’altro i manifestanti di Askatasuna continuano a cercare visibilità, sfruttando la causa pro-Pal come scusa per giustificare il loro comportamento illegale. È una tattica classica: violenza, caos, vittimismo. Ma la legge non si piega ai loro giochi mediatici. Gli arresti domiciliari e gli obblighi di firma non sono punizioni politiche: sono conseguenze inevitabili di chi sceglie di infrangere la legge.
L’Italia mostra che difendere lo Stato e garantire la sicurezza dei cittadini non è solo dovere, ma anche coraggio. In un’epoca in cui alcuni governi europei sembrano tollerare l’anarchia sotto il pretesto del dissenso, il nostro Paese si distingue: chi trasgredisce paga, chi mette a rischio la collettività non viene lasciato libero di seminare caos. Che piaccia o meno, il messaggio è chiaro: lo Stato non arretra davanti alla violenza, chi guida deve guidare, chi protegge deve proteggere. Arresti, perquisizioni, sgomberi: tutto rigorosamente dentro la legge, tutto necessario per ricordare che anarchia e violenza non hanno cittadinanza, mentre l’autorità legittima è ciò che garantisce la sicurezza di tutti.
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