La foto che vedete sopra è stata scattata nel 2011. Sarah Kathryn Schleper, sugli sci, nel giorno della sua ultima gara di Coppa del Mondo con gli Stati Uniti, scende giù a festeggiare con in braccio il figlio Lasse Gaxiola. Di competizioni poi ce ne sarebbero state molte altre, ma con la bandiera del Messico, nazionalità ereditata dopo aver sposato il suo coach Federico. Ma quante probabilità c’erano di gareggiare la sua settima Olimpiade (record) a Milano-Cortina col suo “bambino” diventato intanto maggiorenne?

28 anni di differenza tra i due: Sarah – specialità Super-G – viene da Colorado, suo padre aveva un negozio di sci, i primi li aveva ricevuti in regalo a due anni. Alle prime quattro Olimpiadi Invernali ha preso parte da statunitense, dal 2018 è diventata simbolo della delegazione messicana, fino a guadagnarsi il ruolo di uno dei portabandiera nella cerimonia di apertura dei Giochi. È l’atleta più “matura” di questa edizione (il 19 febbraio compirà 47 anni) e ieri ha gareggiato a Cortina, terminando al 26° posto, in una giornata in cui le condizioni complicate hanno impedito a quasi 20 sciatrici di restare in gara.

Sabato invece sarà il turno del piccolo Lasse, a Bormio, sempre nel Super-G. “In un certo senso, sono contento che siamo separati perché averla accanto mi mette un po’ di pressione in più. È stata una madre fantastica – racconta il ragazzo, più giovane messicano a prendere parte ai Giochi in una intervista alla pagina Instagram di fisalpine – le devo tanto per avermi insegnato a sciare, per avermi introdotto a questo sport e soprattutto per avermi fatto vedere come si scia forte”.

Merito anche del papà. Sì, dell’allenatore, che a casa fa parlare tutti in spagnolo e che quel giorno di quindici anni fa ha lanciato a sua moglie in braccio il bambino – chiamato così in onore dell’atleta norvegese Lasse Kjus – per la passerella d’onore. “Un fuoriprogramma che viene concesso dalla FIS che interrompe il rigido protocollo di gara” si sente nella radiocronaca del tempo mentre Sarah scende con indosso solo una maglietta visto che il suo team aveva pianificato di farla sciare in bikini. Ne è uscita una foto iconica, quasi profetica, ma niente in confronto al pezzetto di storia realizzato in questa Milano-Cortina. “La cosa davvero speciale è che, nella mia ultima gara da americana, l’ho portato giù con me perché ero praticamente l’unica madre nel circuito. Ora stiamo vivendo tutto questo insieme in famiglia ed è qualcosa di unico”, racconta Sarah. È la prima volta che una coppia genitore-figlio si ritrova a condividere il momento più importante di una carriera sportiva. Qualche precedente nello sport c’è, ma solo nei Giochi estivi e datati nel tempo: a Los Angeles 1932 Eduardo Prieto Souza e suo figlio Eduardo Prieto (Messico) nella scherma; a Roma nel 1960, stessa disciplina, stessa nazionalità, Ángel Roldán e sua figlia Pilar Roldán; a Parigi 1900 Mary e Margaret Abbott (USA) nel golf; a Rio 2016: Nino Salukvadze e Tsotne Machavariani (Georgia) nel tiro a segno.

Storie di sport, di famiglia, ma anche dai risvolti politici. Schleper ha fatto un percorso inverso a tanti messicani e il muro costruito da Trump non la lascia indifferente. “Io sono nata negli Stati Uniti – ricorda Sarah ad as – i miei antenati sono tedeschi, ma mio marito e la mia famiglia hanno fatto di me una vera messicana. Come si può allontanare le persone dalle loro famiglie? Non è giusto. Il mondo è di tutti e non sono una sostenitrice delle frontiere. Dobbiamo batterci per tutti i messicani che vivono qui negli Stati Uniti come me, e per tutti i messicani nel mondo. Amo l’atmosfera e il modo in cui vivono la mancanza di sostegno e le prese di posizione contrarie alle azioni del Presidente”.

Per la famiglia è stata la prima Olimpiade insieme, ma sarà l’ultima. “Anche se sarò più veloce delle prossime sciatrici messicane, lascerò il mio posto a qualche ragazza”, dice Schleper, che intanto guarda al futuro, più da allenatrice che da riserva del team Mexico. E poi c’è sempre Lasse da accompagnare.

 

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