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Il sistema delle correnti è clientelare. La vera battaglia è liberare la magistratura dalla dittatura interna
Quando Nordio ha parlato di «sistema paramafioso» riferendosi al Csm, si è scatenata l’indignazione. Parole forti, certo. Ma non meno forti di altre, come vedremo. Consiglieri del Csm che difendono Gratteri, associazioni di toghe ed editorialisti, unanimi nel condannare un attacco all’indipendenza. Il sistema correntizio è oggettivamente clientelare, con comportamenti che hanno portato a procedimenti disciplinari e penali. Possiamo definirlo come vogliamo, ma la sostanza è questa.
C’è un precedente che rivela la doppia morale. Nel 2019 e 2020 Nino Di Matteo usò espressioni identiche, parlando di «metodo mafioso» delle correnti. Dove erano le indignazioni? Silenzio assordante. Di Matteo fu celebrato come paladino. Anche Mattarella usò parole forti, denunciando con evidente sofferenza «la degenerazione del sistema correntizio e l’inammissibile commistione fra politici e magistrati». Eppure chi ha pagato? Solo Palamara, radiato. I cinque consiglieri coinvolti continuarono a esercitare fino al 2024. Il sistema continua immutato. La sinistra giudiziaria applica due pesi e due misure. Quando un ministro denuncia è attacco alla magistratura. Quando lo fa un magistrato “di sinistra” è sacrosanta denuncia. Quando parla Mattarella è monito da accogliere a parole. Nei fatti, nulla cambia.
La separazione delle carriere non comporta dipendenza dall’esecutivo – menzogna ossessiva. Libererà i magistrati dal sistema correntizio. Solo quando vincerà il Sì, anche i magistrati saranno finalmente liberi di dire quello che pensano, senza temere ritorsioni. La vera battaglia è liberare la magistratura dalla dittatura interna. Come disse Montesquieu, «la libertà è il diritto di fare tutto ciò che le leggi permettono». Ma di quale libertà si parla quando le carriere dipendono dall’appartenenza a una cordata?
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