Giustizia
La giustizia secondo Giovanni Storti, questa volta c’è poco da ridere
Tra una pianta di rafano, un fico d’india e un platano, nel profilo Instagram di Giovanni Storti, membro della triade che da decenni diverte l’Italia, fiorisce anche un post sul referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026. Non è che ci stia benissimo, lì in mezzo alle passeggiate in bici nel Monferrato, a breve distanza dalla carta igienica sostenibile e da alcune curiosità che non sapevamo di voler conoscere sulle zucche. Ma tant’è. L’indiscutibile passione per la natura ed ogni fungo, arbusto o ramo, comunque, resta intatta: al centro del video un vaso dal quale Storti estrae, con lo stesso entusiasmo del bambino bendato che pescava i numeri del Lotto in una TV in bianco e nero, fogli con su scritti nomi di fantasia. Luigi Garzotti, Ennio Sirtino, Gianna Bacicalelli: ecco gli attori sorteggiati per il prossimo imperdibile film di Aldo Giovanni e Giacomo, scelti a caso, dice lui, tra “migliaia di attori e attrici che ci sono in Italia”. Tanto basta per aver, a suo dire, dimostrato autorevolmente la fallacia delle argomentazioni di giuristi, avvocati, magistrati e tecnici che da ogni dove, oggi come sessant’anni fa, avvalorano le ragioni del Sì.
Basta poco, sui social: un esempio banale, meglio se divertente, poi un sorriso beffardo e una frase spiazzante a chiusura. “Ma vi sembra sensato scegliere i propri collaboratori per una cosa come può essere un film estraendoli a sorte? Ebbene, questa è la proposta del Governo per la nuova riforma della giustizia”. Ma non finisce qui. Il CSM, canzona il comico, “si striplica, e una parte di questi membri verranno indicati dal Governo”: “un azzardo molto pericoloso, per cui al referendum voterò no”. Non serve dire altro: è pioggia di likes. Oltre 6mila commenti e 12mila repost. “Dio benedica quest’uomo”. “Grande!!!”. “Fenomenale”. “E se non lo capiscono così, siamo proprio al capolinea”.
È un bel salto di qualità se si considera che il precedente video sulle querce di condivisioni ne ha avute appena 120. E scherziamoci su, perché altro non si può fare: la forza di un video come questo sta nella sua semplicità. Una semplicità cui, ad essere franchi, non è possibile rispondere a tono. Perché i temi della riforma sono complessi, le norme costituzionali vanno lette e le distorsioni del sistema conosciute e spiegate. Non trova – questa a Storti piacerà – terreno fertile l’argomentazione per cui le storture del nostro sistema derivano da un retaggio fascista, in parte superato con il rito accusatorio negli anni Novanta ed in parte ad oggi perdurante per il mancato adeguamento al codice Vassalli delle leggi sull’ordinamento giudiziario. O quella per cui con la Riforma non si toccano i princìpi costituzionali a presidio della magistratura sin dalla loro enucleazione nel 1948: soggezione dei giudici unicamente alla legge, autonomia e indipendenza da ogni altro potere, inamovibilità. Articoli 101, 104 e 107 della Costituzione. Immutati.
Né si può spiegare con altrettanta facilità che le modifiche costituzionali, anche nell’idra a tre teste che teme il comico, mantengono inalterate le maggioranze delle componenti togate: 2/3 nei due CSM, 9 su 15 nell’Alta Corte Disciplinare. Non più eletti – perché è ciò che favorisce l’odioso fenomeno del correntismo – ma sorteggiati secondo legge ordinaria tra chi per merito e non per orientamento politico deve decidere di trasferimenti, valutazioni di professionalità, disciplinare. Quanto ai laici, che sono da sempre garanzia non di controllo ma di bilanciamento, ci sorprende la sorpresa di Storti: la novità è anche qui nel sorteggio, ma non nel bacino di selezione, che rimane lo stesso, perché essi sarebbero individuati, come già avviene, tra giuristi esperti dal Parlamento in seduta comune (e non certo dal Governo, come sosterrebbe il comico).
Difficilmente banalizzabile è poi la circostanza che il CSM non è organo politico, bensì di alta amministrazione. Ma avuta presente questa premessa, qualche esempio da tirare fuori dal vaso lo troviamo anche noi. Esistono tecniche diversificate per la selezione di soggetti nei più vari campi scibili, e non a caso: esse cambiano in funzione dello scopo che perseguono. Se si tratta di operare scelte valoriali, che implicano il contemperamento di interessi confliggenti, è imprescindibile l’elezione di rappresentanti che rispecchino la pluralità di posizioni coinvolte: il Parlamento va eletto perché deve rappresentare molteplici interessi eventualmente contrapposti; se non fosse eletto, non sarebbe più in grado di svolgere la funzione principe che gli è attribuita. Se si tratta invece di apprezzare le capacità tecniche o professionali per un determinato compito, non vi sarà l’elezione, ma un concorso, un esame, una prova, un casting. Non si elegge un medico, non c’è dubbio, così come non si elegge un attore per un film.
Quando, infine, la compagine tra cui scegliere è egualmente meritevole, valida e competente per uno specifico compito prefissato, il sorteggio è lo strumento d’elezione. E allora, con a mente la premessa di cosa sia e cosa non sia il Consiglio Superiore della Magistratura – non un organo di rappresentanza politica, ma di pura gestione amministrativa – il timore di Giovanni Storti verso l’abbandono al caso di qualcosa di più importante di un film è mal riposto. Resta il nostro, di timore. Quello che si sminuisca e si banalizzi, tra una risata e l’altra, ciò che tutti noi siamo chiamati a decidere tra poche settimane, facendo uso del principale strumento di garanzia democratica a nostra disposizione. Mica pizza e fichi (d’india).
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