Politica
Lezioni di resilienza: i giovani socialisti e la nascita della FGS
La crisi politico-istituzionale innescata da Tangentopoli e dalle inchieste di Mani Pulite non investe soltanto i partiti della Prima Repubblica, ma incide anche sulle associazioni giovanili, che nella Prima Repubblica servivano alla formazione della futura classe dirigente locale e nazionale.
In questo contesto, il passaggio tra la fine del Partito Socialista Italiano (PSI) e la successiva ricomposizione dell’area socialista si accompagna a un tentativo di preservare una presenza giovanile organizzata. La fase 1993–1994, sotto la segreteria di Ottaviano Del Turco, viene descritta come un momento di emergenza, nel quale la direzione del PSI affida un incarico di coordinamento nazionale a Luca Cefisi, che poi organizzerà e presiederà il “seminario di riorganizzazione” della Federazione Giovanile Socialista Italiana (FGSI) in Federazione dei Giovani Socialisti (FGS).
Uno dei nodi centrali della storia della FGS post-Tangentopoli è il modo in cui viene concettualizzata la continuità. Da un lato, viene esplicitata la continuità storica e giuridica con la FGSI, dall’altro, sul piano politico, la continuità è espressa come “raccolta dell’eredità” della federazione storica e come scelta di mantenere un percorso organizzato anche dopo lo scioglimento del PSI, tramite federazioni con nuove sigle socialiste e il mantenimento delle relazioni internazionali.
Sul piano organizzativo, la riorganizzazione del 1994 è descritta come un recupero del “nome storico” e, insieme, come la ricostituzione di un gruppo dirigente più giovane. L’operazione viene letta come una risposta di sopravvivenza lungimirante: mentre il PSI si avvia alla liquidazione, la federazione giovanile tenta di restare in vita federandosi con le nuove sigle della diaspora socialista della Seconda Repubblica. provare a tenere insieme tre esigenze: continuità identitaria, riallineamento nel nuovo sistema partitico e mantenimento di canali di rappresentanza, anche internazionali, della gioventù socialista.
Nei primi anni della Seconda Repubblica, la FGS risulta federata dapprima ai Socialisti Italiani e, successivamente, ai Socialisti Democratici Italiani (SDI). Questa scelta segnala un tratto tipico del periodo: il tentativo di ricostruire una filiera politica socialista, pur in assenza di una struttura unitaria paragonabile a quella del PSI della Prima Repubblica.
Parallelamente, l’organizzazione mantiene l’affiliazione ai network internazionali del socialismo giovanile: International Union of Socialist Youth (IUSY) ed European Community Organisation of Socialist Youth (ECOSY). In termini di posizionamento politico, la permanenza in tali reti suggerisce la volontà di collocarsi, anche dopo la frattura nazionale, entro l’alveo del socialismo democratico europeo e della cooperazione transnazionale tra organizzazioni giovanili. Inoltre, è un importante indice di una continuità con la precedente FGSI.
La prima prova di stabilizzazione interna arriva con il primo congresso, tenuto a Grottaferrata tra il 18 e il 20 ottobre 1996. In quell’occasione vengono eletti Marco Di Lello, poi deputato, come segretario nazionale e Claudio Carotti come vicesegretario. Il congresso, oltre a rappresentare un appuntamento statutario, svolge una funzione politica: decreta la fine del periodo della “sopravvivenza”.
Negli anni successivi, la successione dei segretari nazionali e dei relativi congressi indica una continuità organizzativa che, pur attraversando trasformazioni del quadro politico, mantiene un’infrastruttura di rappresentanza interna, oltre alla presenza di oltre quindicimila iscritti. Dalla metà degli anni 2000, la traiettoria della FGS si intreccia con esperienze di coalizione e progetti politico-programmatici che mirano a rimettere in campo una proposta socialista in una fase di bipolarizzazione del sistema.
Nel 2005, la FGS partecipa alla costruzione della “Rosa nel Pugno”, progetto definito di ispirazione liberal-socialista e promosso insieme, tra gli altri, da SDI e Radicali italiani, con l’adesione anche di realtà associative. L’esperienza, presentata alle elezioni del 2006 nella coalizione dell’Unione, si conclude nel 2007 a seguito di divergenze tra la componente socialista e quella radicale.
Successivamente, la federazione aderisce alla “Costituente Socialista”, processo concluso nel luglio 2008 con il congresso fondativo del Partito Socialista; in quel passaggio, la FGS sostiene una candidatura alla segreteria, quella di Pia Locatelli, esponente di spicco dell’Internazionale Socialista, pur segnalando la presenza di divergenze. Però vincerà la mozione contraria, quella di Riccardo Nencini, poi Viceministro sotto il governo Renzi.
Negli anni successivi, vengono ricordate iniziative e campagne su temi come ius soli, contrasto al gioco d’azzardo giovanile, eliminazione della plastica monouso nella pubblica amministrazione, legalizzazione della cannabis e dell’eutanasia, certe volte confluite in attività parlamentari con esiti positivi. Più di recente, la FGS risulta impegnata in attività di formazione politica e radicamento territoriale, con scuole di formazione e momenti di incontro nazionale, inclusi raduni dei circoli e iniziative pubbliche.
Sicuramente la Federazione ha saputo far parlare di sé con alcune posizioni eterodosse, molte volte non condivise dalla maggioranza delle giovanili del centrosinistra. In ogni caso ci insegna una lezione preziosa: la resilienza in politica è la capacità di far proseguire una storia politica innovandola costantemente.
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