Politica
Meloni a Niscemi: stanziati 150 milioni. Oggi Tajani in Aula sul Board of Peace
La premier in sopralluogo nella zona rossa. Ciciliano nominato commissario straordinario. Opposizioni all’attacco sul ruolo dell’Italia nell’organizzazione di Trump per Gaza
Con il caschetto bianco della Protezione Civile in testa, Giorgia Meloni percorre a piedi la zona rossa di Niscemi. È un sopralluogo a sorpresa — dopo quello del 28 gennaio — nella cittadina in provincia di Caltanissetta colpita dalla frana che ha già provocato 1.500 sfollati. Al suo fianco, il capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, nominato sul posto commissario straordinario. All’arrivo in Comune ad accoglierla c’è il sindaco Massimiliano Conti.
Il siparietto “fotografa” non solo l’emergenza maltempo, ma anche il clima che si respira a Palazzo Chigi in questo periodo. “Non ci fermiamo e non molliamo”, le dice il primo cittadino. Lei si guarda intorno e replica, secca: “Mai”. Poi la premier punta sul concreto: “Mercoledì in Consiglio dei ministri portiamo un decreto che si occupa in generale della questione dell’alluvione e, nello specifico, della questione di Niscemi”. La cifra stanziata è di 150 milioni, destinati a tre grandi priorità: “La demolizione delle case che devono essere abbattute, la messa in sicurezza del territorio e gli indennizzi per chi ha perso l’abitazione, comprese le attività produttive”. Prima di tornare a Roma, l’incontro con una delegazione di cittadini: “Fa sempre la differenza metterci la faccia e parlare direttamente con le persone”.
Dalle emergenze nazionali al fronte (caldo) internazionale. Nella Capitale la presidente del Consiglio deve affrontare subito un’altra grana: la partecipazione dell’Italia al Board of Peace — giovedì a Washington la prima riunione — in qualità di osservatore. La questione è stata al centro di un vertice di maggioranza al quale, oltre alla padrona di casa, hanno partecipato i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi. Ad anticiparne i dettagli è il capo della Farnesina, durante un punto stampa con l’omologa canadese Anita Anand: “Ci sarà la presidenza di turno Ue come osservatrice; noi siamo europei e, dopo questa decisione, abbiamo ritenuto opportuno fare la stessa cosa”. In pratica, una via d’uscita per superare l’articolo 11 della Costituzione, che consente all’Italia di aderire a organizzazioni internazionali con limitazioni di sovranità solo in condizioni di parità. La qualifica di osservatore non permetterebbe di intervenire durante i lavori, ma di partecipare alle discussioni a margine dell’evento. Un ruolo che il segretario di Forza Italia rivendica: “Abbiamo già dato molto, a partire dall’assistenza umanitaria e dall’accoglienza, si pensi a Food for Gaza”. Secondo Tajani, “l’Italia è pronta a fare la sua parte nella fase di stabilizzazione”.
Da Bruxelles intanto arriva la conferma della Commissione: “La commissaria Dubravka Šuica parteciperà al primo incontro del Board per la parte specificamente dedicata a Gaza”, annuncia il portavoce Guillaume Mercier. Non parteciperà invece la Germania. Fonti del governo di Berlino sottolineano: “Friedrich Merz non andrà a Washington”. L’intesa con Palazzo Chigi è già tramontata? “Il cancelliere ha continuamente contatti con Giorgia Meloni”, provano a rassicurare.
La scelta di restare defilati non tranquillizza il campo largo. Attacca il dem Enzo Amendola: “Un Paese come il nostro può aderire a una società privata?”. Sulla stessa linea la pentastellata Chiara Appendino: “Ci indigniamo davanti a un governo che si mette in fila per spartirsi i profitti della ricostruzione di Gaza”. Lo showdown oggi (alle 13:30) alla Camera con le comunicazioni del ministro Antonio Tajani e il voto sulle risoluzioni. La convocazione del governo era partita dalle minoranze, una richiesta lanciata sulle agenzie, ma non segnalata ufficialmente ai presidenti delle Assemblee. Un via libera che nella risoluzione di maggioranza suonerà così: “Continuare a sostenere con il massimo impegno e determinazione, insieme ai partner europei, arabi ed internazionali, l’applicazione del Piano Complessivo di pace”. Pd, M5S e Avs potrebbero rispondere con una risoluzione unitaria. È il trionfo del Festina lente delle coalizioni, avanti adagio verso l’ignoto.
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