Prosegue questa settimana il nostro viaggio nei programmi che i partiti elaborano per Milano. Dopo gli appuntamenti precedenti, ospitiamo una lunga conversazione con Carlo Calenda, leader di Azione, proprio nei giorni in cui il partito inaugura la sua nuova sede milanese e rilancia la propria proposta per la città.

Non è un caso che Il Riformista abbia scelto di dedicare spazio ai progetti prima che alle polemiche, alle visioni prima che alle contingenze. Milano vive un momento delicato: le inchieste giudiziarie hanno prodotto un clima di incertezza che rischia di paralizzare l’azione amministrativa. Ma sarebbe un errore grave rispondere a questa fase soltanto in chiave difensiva, dando spazi a procure e populismi per dettare l’agenda. Il primato della politica si riafferma con le idee, non con le trincee. Lo ha dimostrato anche Azione quando, nel momento più difficile per la giunta Sala, ha assunto posizioni nette sul Salva Milano e sulla vicenda stadio, rifiutando la logica del tutti contro tutti che spesso accompagna le stagioni giudiziarie. Una scelta di campo che prescinde dalle convenienze immediate.

Ma c’è qualcosa di più profondo in gioco. Milano è stata per decenni il laboratorio politico e sociale del Paese: qui si sono sperimentate formule di governo, coalizioni inedite, modelli amministrativi poi replicati altrove. Questo carattere rischia oggi di appannarsi in una politica cittadina che vive di posizionamenti tattici, senza interrogarsi sul futuro. Una politica che reagisce invece di progettare. È significativo che il dialogo avviato da Azione con Forza Italia sulla prospettiva di un candidato civico e riformista per le prossime comunali abbia trovato sponde trasversali. Non si tratta di annunciare alleanze premature, ma di riconoscere che Milano merita una discussione di merito sui suoi problemi: la sicurezza percepita, un approccio all’ambiente che non sia ideologico, la capacità di gestire una città che resta il motore economico del Paese.

Calenda insiste su un punto: serve un candidato pragmatico, una campagna elettorale costruita sui problemi reali e non sulle appartenenze di schieramento. È una posizione che si può condividere o contestare, ma che ha il pregio di spostare il confronto dal piano delle etichette a quello delle soluzioni. Questo giornale continuerà a ospitare le voci di chi ha qualcosa da proporre per Milano. Perché il modo migliore per restituire dignità alla politica non è difenderla a prescindere, ma pretendere che torni a fare il suo mestiere: immaginare il futuro e costruire le condizioni per realizzarlo.