Ogni tanto il mondo dell’autotrasporto ci anticipa crisi nei consumi, crolli cioè nella domanda e quindi preoccupanti ricadute sulla nostra economia. Lo ha fatto nel 2008 quando in netta contrapposizione con le previsioni positive di crescita del PIL nazionale e dell’intero sistema comunitario, addirittura una crescita del PIL di oltre sei punti nel triennio 2009 – 2011 supportata da atti formali del Ministero dell’Economia e delle Finanze, dalla Banca d’Italia, dalla BEI e dalla BCE, ed invece assistemmo ad una tragica crisi del PIL italiano di oltre 8 punti e quello dei Paesi della UE con un crollo di oltre 6 punti. Il mondo dell’autotrasporto, sulla base dei dati relativi alla serie di ordinativi e di acquisto scorte per il 2027, nel mese di settembre 2025 ha fatto sapere che è in corso un forte contenimento degli ordini.

Sulla base della validità dei vari allarmi lanciati da questo comparto dobbiamo cercare, in tutti i modi, di capire sia le cause di una simile crisi, sia le filiere merceologiche direttamente o indirettamente coinvolte, sia gli atti necessari per contenere, quanto meno, un fenomeno che ridimensiona, in modo sostanziale, quell’ottimismo che spesso riscontriamo in alcuni operatori economici. Sembra quasi che la linea strategica dello schieramento politico oggi all’opposizione ritenga opportuno non utilizzare questo allarme in questi primi mesi del 2026, ma in prossimità dell’estate, cioè nel periodo in cui diventerà praticamente avviata la campagna elettorale per le prossime elezioni politiche. Una crisi economica, tra l’altro, troverebbe anche altri fronti carichi di negatività nell’attuale maggioranza, in particolare:

  • La drammatica crisi del centro siderurgico di Taranto
  • La mancata spesa di una quota rilevante delle risorse del PNRR
  • L’estensione dell’Emissions Trading System (ETS) al trasporto marittimo con gravi ricadute al mercato italiano
  • Il mancato avvio dei lavori del Ponte sullo Stretto di Messina
  • La limitata incisività del Piano Mattei
  • L’assenza concreta di un processo organico di messa in sicurezza del territorio
  • La mancata riforma del sistema portuale ed interportuale
  • La limitata spesa del Fondo di Sviluppo e Coesione (FSC) 2021 – 2027 (dei 74 miliardi dopo sei anni spesi solo 4 miliardi di euro).

E siccome questo Governo ha raggiunto dei risultati encomiabili proprio sul fronte socio economico: sia in termini di occupazione che in termini di apprezzamento a scala internazionale del nostro bilancio, una crisi nei consumi, un crollo sia nella domanda che nella crescita e nello sviluppo di determinate filiere merceologiche, regalerebbe al cosiddetto “campo largo” condizioni vantaggiose per aggregare il dissenso. Qualcuno potrebbe chiedere perché il mondo dell’autotrasporto possiede questa capacità previsionale e come mai questo comparto dispone di informazioni così capillari e, al tempo stesso, così riservate. La risposta è molto semplice: perché oltre l’80% delle merci si muove su strada e contemporaneamente gli autotrasportatori sono gli attori diretti di ciò che chiamiamo supply chain, cioè quello insieme coordinato di processi e di attività che spaziano dalla produzione all’approvvigionamento, fino alla trasformazione e alla distribuzione di beni e servizi, partendo dal fornitore fino a raggiungere il consumatore finale.

Ma qualora non volessimo credere alle anticipazioni del mondo dell’autotrasporto ricordiamoci che ultimamente Mario Draghi è stato molto chiaro: l’ex Presidente della BCE ha evidenziato, proprio in questi giorni in sede comunitaria, il deterioramento del quadro economico da quando ha presentato il suo rapporto e ha denunciato formalmente la urgenza di affrontare tutte le questioni che aveva sollevato in quel momento. L’urgenza è finalizzata, ha precisato Draghi, ad evitare una lenta agonia economica del continente europeo. Il Governo, quindi, dovrebbe subito rendere note le preoccupazioni del mondo dell’autotrasporto e ribadire che questa crisi trova motivazioni in fattori che l’attuale esecutivo aveva già previsto e che intende affrontare e superare con provvedimenti mirati.