Il sistema disciplinare della magistratura tratta i reati della vita privata con indulgenza. Quelli nell’esercizio delle funzioni con clemenza ancora maggiore. Tre casi, senza nomi: un Pm condannato per aggressione agli agenti, prescritto in Cassazione, oggi giudice; un magistrato trovato sotto effetto di sostanze stupefacenti, oggi in servizio; un giudice che procura lesioni a una donna in una lite stradale, per il Csm «gran lavoratore». Nei reati nell’esercizio delle funzioni il sistema tocca il suo apice. Un Pm lascia un detenuto in carcere quarantatré giorni oltre il termine: il Csm assolve per «scarsa rilevanza» (sentenza n. 8/2025). Motivazioni: assenza di clamore mediatico, mancato reclamo del detenuto. Milletrentadue ore di libertà sottratte per distrazione: irrilevanti.

Maria Fascetto Sivillo, giudice a Catania, condannata in primo grado a tre anni e sei mesi per tentata concussione: avrebbe detto a un funzionario di Riscossione Sicilia «Lei non sa chi sono io, gliela farò pagare». Nelle more dell’appello ha continuato a occuparsi di cause in cui era parte Riscossione Sicilia, violando l’obbligo di astensione. Il Csm ha atteso anni prima di intervenire. È deceduta nel 2025, prima della definitività. Fabio Licata, condannato in via definitiva per falso in atti giudiziari nel sistema Saguto (Silvana Saguto, condannata definitivamente per corruzione nella gestione dei beni confiscati alla mafia).

Il Csm dispone la rimozione, poi non vi dà seguito. Oggi è magistrato a Torino. Michele Ruggiero e Alessandro Pesce, Pm a Trani, condannati definitivamente – sei e quattro mesi – per violenza privata su testimoni, minacciati per costringerli a dichiarazioni accusatorie. Di Ruggiero rimase agli atti: «Dal carcere c’è una visuale sul mare stupenda». Trasferiti a Bari, hanno continuato a fare i Pm. Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, Pm nel processo Eni-Nigeria, condannati in appello per non aver depositato prove favorevoli alle difese. Pena sospesa, senza menzione. Spadaro alla Procura europea. De Pasquale continua a fare il Pm.

Il 91% delle notizie di illecito viene archiviato. L’Alta Corte disciplinare – quindici componenti: nove magistrati estratti a sorte, tre nominati dal Presidente della Repubblica, tre tra professori e avvocati con vent’anni di esercizio – replica la logica della Corte Costituzionale: terzietà, competenza, sottrazione al circuito correntizio. Per questo, il 22 e 23 marzo, vale la pena votare Sì.

Stefano Giordano

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