Le conseguenze
Prezzo del petrolio pronto a salire dopo la guerra in Iran: “Si può arrivare a 130 dollari al barile”
La prima conseguenza dell’attacco di USA e Israele in Iran sarà sul prezzo del petrolio. La crisi in Medio Oriente rischia di far alzare a stretto giro il prezzo tra i 90 e i 100 dollari al barile, soprattutto nel caso in cui il conflitto si prolungasse, come è ragionevole pensare, per più di 30 giorni. Le prime ripercussioni sono state avvertite al mattino, quando le azioni hanno aperto in netto ribasso a Tokyo e i prezzi del bene sono arrivati brevemente in apertura delle borse asiatiche oltre gli 80 dollari al barile. Stesso trend in negativo subìto anche dalle Borse europee.
Prezzo del petrolio pronto a salire: “Si può arrivare a 130 dollari al barile”
Rispetto alle quotazioni del 27 febbraio scorso, pari a circa 72 dollari al barile, oggi il Brent viaggia attorno ai 79 dollari, con un repentino aumento del +9,7%; Il Wti sale invece dai 66,5 dollari al barile del 27 febbraio agli attuali 72,80 dollari, con una impennata del +9,4%. “Se si arrivasse davvero a 90 o 100 dollari, con alcune proiezioni che parlano addirittura di 120 o 130 dollari, l’impatto su economia e inflazione sarebbe significativo, con inevitabili conseguenze sulle scelte delle banche centrali”, assicura Filippo Diodovich, senior market Strategist di IG Italia ascoltato dall’Ansa.
I listini alla pompa dei carburanti rischiano di subire sensibili incrementi, con effetti diretti sul pieno: il prezzo media della benzina fermo al 27 febbraio a 1,672 euro al litro rischia di diventare un lontano ricordo.
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