L'intervista
Referendum magistratura, Morando: “Chi è contro la riforma rinnega la nostra storia. Spero che dopo l’intervento di Mattarella i toni rientrino”
Al Presidente di Libertà Eguale, ex senatore del Pd, già viceministro dell’Economia nei governi Renzi e Gentiloni, chiediamo se un garantista ha ancora cittadinanza, a sinistra, nel sostenere il Sì a questo referendum. «Vorrebbero negarci questa cittadinanza, ma ce la stiamo conquistando con la nostra posizione: la posizione della sinistra del Sì, la posizione di Libertà Eguale, e quella di tante personalità che non appartengono a nessuna delle due realtà che ho citato, ma che stanno lavorando per il Sì. Lo fanno in un contesto che diventa ogni giorno più difficile, anche per toni francamente esorbitanti».
Toni esorbitanti, appunto. Da dove nasce questa radicalizzazione del discorso pubblico?
«La responsabilità è duplice. Da un lato c’è la campagna del No, che ha trovato nel procuratore Gratteri un campione televisivo: è il riferimento della comunicazione del No e si è lasciato andare ad affermazioni gravissime, soprattutto considerando il ruolo che ricopre nel sistema giudiziario. Dall’altro lato, anche il ministro della Giustizia ha esorbitato, con dichiarazioni che paradossalmente finiscono per dare forza alla propaganda del No. Penso alla dichiarazione per cui la riforma sarebbe utile all’opposizione “quando andrà al governo”. Il Sì serve ai cittadini, non a chi governa. E questo va detto con chiarezza».
Un clima così deteriorato rischia di lasciare una ferita civile?
«Sì. È una lotta nel fango che sporca tutti, e questo non è accettabile. Il ministro non è un magistrato impegnato nella polemica quotidiana: è colui che dovrebbe valorizzare gli obiettivi positivi di questa riforma per i cittadini. Quando invece alimenta contrapposizioni, il danno è duplice: rafforza le campagne d’odio e indebolisce la battaglia razionale sul merito. Per fortuna, mi auguro che dopo l’intervento del Presidente Mattarella i toni rientrino».
Perché, secondo lei, la sinistra garantista è ai minimi termini? I sondaggi dicono che gli elettori PD sono più ostili al Sì degli elettori 5 Stelle…
«Non commento i sondaggi; mi attengo ai fatti. Prima di questa riforma costituzionale abbiamo avuto due interventi fondamentali nel processo penale: il passaggio dall’inquisitorio all’accusatorio, grazie all’iniziativa di Giuliano Vassalli, uomo di sinistra, partigiano, antifascista. E poi l’introduzione dell’articolo 111 della Costituzione — il giusto processo — approvato alla fine degli anni Novanta, in una legislatura in cui la maggioranza era di centrosinistra. La convergenza fu larga, certo, ma l’impronta venne da sinistra. Se oggi una parte della sinistra sostiene il Sì è perché la separazione delle carriere è l’ultimo miglio di quel percorso: un percorso che ha visto protagonisti proprio la sinistra e la cultura garantista».
Lei sostiene che opporsi al Sì solo perché la riforma è proposta dal governo Meloni sia un errore. Perché?
«Perché significherebbe regalare alla destra un patrimonio culturale che non le appartiene. Il lungo processo di riforma volto a garantire la dignità della persona nel processo penale è stato costruito dalla sinistra, dal garantismo progressista, dalla cultura costituzionale che ha accompagnato figure come Vassalli, Salvi, Saragat, Pertini. Dire di No oggi solo perché il governo proponente è quello sbagliato — dal nostro punto di vista — sarebbe un errore imperdonabile. La sinistra deve rivendicare questo percorso, non abbandonarlo».
Che appello rivolge agli elettori del PD che restano contrari?
«Dico di riflettere nel merito. Verrà il momento per discutere del giudizio politico sul governo Meloni e per costruire l’alternativa. Ma questo referendum non è quel momento. Qui si decide se completare un percorso che appartiene alla storia del garantismo democratico, alla storia della sinistra che tutela la dignità della persona. Un modo per rivendicare tutto questo è votare Sì. Respingerlo solo perché proposto dall’avversario sarebbe un grave errore».
© Riproduzione riservata





