E così il Presidente della Repubblica è dovuto scendere in campo con la fermezza che da sempre lo contraddistingue. Il monito è forte: abbassare i toni e rispettare gli organi istituzionali in modo vicendevole. È un messaggio che ha voluto mandare forte e chiaro a tutti i destinatari. Politica, società civile, associazioni e perfino l’Anm si schierano. Stiamo assistendo a un’entrata a gamba tesa della magistratura e delle sue correnti nel campo politico: ma non era un organo indipendente e autonomo? C’è da interrogarsi se in questi giorni i magistrati stiano lavorando nell’esercizio delle loro funzioni di istituto o stiano impegnando il loro tempo a svolgere mansioni politiche. E anche a tutto tondo.

Ma c’è qualcosa di più. Qualcosa che non torna. Qualcosa che forse può anche turbare gli animi di chi, andando in fondo con giudizio critico, può mettere a nudo. L’Anm, anche a detta di tanti addetti ai lavori, si sta trasformando a tutti gli effetti in una vera e propria fazione partitica. Apre un conto corrente dedicato a chiunque volesse, con donazioni volontarie, finanziare la campagna per il No. Ora, detta così, sembra una cosa del tutto innocua: vero è che trattasi di un contributo volontario, ma è anche vero che sono soldi che finiscono nelle casse di un’associazione di magistrati, che svolge un ruolo molto delicato. Chiamati a decidere sul destino delle persone, intervenendo sulla loro vita. E quindi, in soldoni, chi versa? Tutti possono elargire fondi a sostegno della causa, persone incensurate, sottoposte a indagini, in attesa di giudizio, tutti. E che succede se un indagato versa una somma considerevole sul conto corrente e poi di lì a poco entrerà in un’aula di giustizia per essere giudicato? Cosa penserebbe l’opinione pubblica delle movimentazioni?

Sono domande aperte che lasciano pensare. Ecco perché il Ministero della Giustizia ha chiesto che vengano rese pubbliche le liste dei donanti, soprattutto per trasparenza e chiarezza delle movimentazioni economiche. L’Anm ha replicato a stretto giro, con il presidente Cesare Parodi, che il comitato del No è un soggetto autonomo. Non si può violare la privacy dei cittadini che hanno scelto di dare un contributo: “Non sono nelle condizioni di rispondere in quanto il Comitato in questione è solo stato promosso dall’Anm, ma è soggetto, anche giuridico, assolutamente autonomo. Sul sito del Comitato è riportata in modo trasparente ogni cosa, compreso lo Statuto”. Peccato però che chi necessiti di informazioni più puntuali, non presenti sul sito, non possa desumerle direttamente. “Annoto che la richiesta di rendere pubblici dati di privati cittadini sia contraria alla salvaguardia della loro privacy”. Anche il Presidente del Cnf, l’Avv. Francesco Greco, del fronte del Sì, è assolutamente stupito di come si sia sottovalutata la portata del tema.

Quando, allora, le perplessità sono tante e i dubbi imperversano, bisogna necessariamente pensare al monito del nostro Presidente della Repubblica. Che si rispettino i ruoli. Ognuno torni nei propri ranghi. E si torni a respirare quella serenità fondamentale per poter votare in modo garantista.

Luca D’Alessio

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