Una parola che per noi è una bandiera, quella che questo giornale usa da sempre. L’ha ‘brevettata’ nel 2002, quasi un quarto di secolo fa, Claudio Velardi, insieme a Antonio Polito. La parola Riformista allora non era così di moda. Oggi è in grande spolvero. Si dicono un po’ tutti riformisti, e chi non lo fa– come Ecr, il gruppo di Fratelli d’Italia in Europa – si fregia del titolo di Riformatore. Sono lontani i tempi in cui Leonida Bissolati fondava il Partito Socialista Riformista Italiano, poi riesumato da Fabrizio Cicchitto per una stagione all’indomani dello tsunami giudiziario che nel 1994 travolse il Psi. Carlo Calenda si appella ai liberali, popolari e riformisti affinché si uniscano ad Azione.

I Riformisti, la minoranza dem

Domenica scorsa a Milano è stata Forza Italia a promuovere l’appuntamento dei “riformisti di centrodestra”, (almeno così li hanno definiti i giornali). Nello stesso momento, Matteo Renzi ha riunito la sua Casa Riformista. Però i Riformisti, sic et simpliciter, sono tornati. Con la R alta, E da ieri firmano con questo nome, inscritto in un logo dalla cornice rettangolare, le iniziative prese dalla minoranza dem. L’ultimo impegno in agenda è quello del prossimo 7 febbraio, a Modena. Nella città emiliana i Riformisti terranno un convegno dal titolo “Crescere tutti, crescere insieme. Mettere in agenda la lotta alla povertà”. Sul palco, da Sandra Zampa a Graziano Delrio, tanti dei protagonisti di una stagione riformista del centrosinistra che non tutti sono disposti a mettere in archivio. Sull’Ucraina, sulle spese militari, sull’atteggiamento verso Israele, il ddl sull’antisemitismo ma anche sulla patrimoniale, sul jobs act, sulle scelte etiche, le dissonanze con il corpaccione schleiniano del partito sono frequenti e sonore. La novità è che una Direzione del Pd sarà finalmente fissata per la settimana prossima, a Roma.

La Direzione del Pd

Pina Picierno rivendica il risultato: «L’avevamo chiesta noi, bene che Elly l’abbia annunciata: finalmente si torna a discutere negli organi che stanno lì apposta». Gli argomenti all’ordine del giorno non mancano. E in prospettiva, ne va aggiunto uno che non è un dettaglio. La deputata Lia Quartapelle fa sommessamente notare che il mandato di Schlein scade nel febbraio 2027, tra un anno esatto, e che il Congresso – a norma di statuto – inizierà a fine 2026. I Riformisti hanno chiesto che la Direzione venga tenuta in modalità aperta a tutti i dirigenti, i parlamentari e gli eletti del Pd, e che sia trasparente, tutta in diretta streaming. «È un momento così delicato dal punto di vista politico nazionale e internazionale che affrontare il dibattito in modo aperto e pubblico ci darebbe la dimensione delle sfide che abbiamo davanti».

Dibattito al centro tra Renzi e Calenda

Dibattito anche al centro, dove tra Matteo Renzi e Carlo Calenda i rapporti sono ai minimi termini. Il leader di Azione attacca l’ex partner del Terzo Polo sui social: «Caro Renzi sei un campione di chiacchiere. I fatti sono semplici. Noi siamo rimasti e rimarremo dove gli elettori del terzo polo ci hanno messo, tu stai supplicando per essere caricato a bordo da Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni dopo esserti vantato di aver mandato a casa Conte e aver promesso mai con i 5S». Si voterà tra quattordici mesi, presumibilmente ad aprile 2027, dopo che i parlamentari avranno maturato il diritto al trattamento pensionistico parlamentare. Teniamoci pronti per un anno di battaglia elettorale.

Avatar photo

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.