L’esperienza di altri Paesi europei dimostra che a parità di altre condizioni un mix di generazione elettrica più incentrato sulle rinnovabili può produrre effetti positivi sulle bollette. In questa direzione vanno anche le misure della bozza di DL Energia del Governo Meloni che, se da un lato, si caratterizzano per interventi restrittivi per lo sviluppo di tali fonti, dall’altra prevedono una semplificazione degli iter di connessione alla rete elettrica. Quale sarà il risultato finale di questo paradosso, il settore energetico deve fare anche i conti con qualcosa di ineliminabile per via legislativa: il NIMBY (Not In My Backyard).

Prorogare la permanenza del rigassificatore galleggiante Italis

La richiesta di qualche mese fa di Snam al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di prorogare la permanenza del rigassificatore galleggiante Italis nel porto di Piombino è l’esempio più recente. L’istanza di Snam è conseguenza dell’approssimarsi del termine, originariamente previsto, per la presenza di Italis nel porto toscano e del rifiuto della Regione Liguria di ospitarlo negli anni a seguire. A Piombino si è riaccesa la protesta. A tre anni dall’approdo del rigassificatore nel porto della costa toscana, non curanti dell’evidenza empirica a livello globale e degli standard di sicurezza imposti dal quadro normativo, i cittadini sono nuovamente sul piede di guerra. Ancora troppi, si dice, i rischi per la salute e la sicurezza della città per continuare a ospitare l’infrastruttura galleggiante. Senza contare l’impatto visivo, aggiungono altri. Del resto, in piena emergenza gas, la Sopraintendenza chiese di ritinteggiare la nave con colori più in armonia con il paesaggio.

L’Italia e l’Europa non possono dirsi tranquilli

Sopite le proteste iniziali, anche incoraggiate dal Sindaco della città Francesco Ferrari, il rigassificatore ha consentito di fronteggiare l’emergenza gas arrivando a coprire circa l’8% dei consumi nazionali in uno scenario dove, anche per effetto dell’incertezza geopolitica e dell’affrancamento dal gas russo, l’Italia e l’Europa non possono dirsi tranquilli per la loro sicurezza energetica. Qualora il Ministero guidato da Gilberto Pichetto Fratin non dovesse concedere la proroga, e non si trovasse nessuna altra destinazione per l’Italis, il rigassificatore non potrebbe più garantire il suo contributo alla sicurezza energetica del Paese.

Le altre vicende

La vicenda del rigassificatore di Piombino è però solo uno dei tanti esempi di NIMBY italiano. Basti ricordare le proteste contro lo sviluppo del rigassificatore TAP in Puglia, quelle contro il parco eolico in Umbria che ha persino visto intellettuali e artisti scrivere al Presidente della Repubblica, o contro l’elettrodotto TERNA Sorgente-Rizziconi che ha portato al sequestro dell’infrastruttura mettendo a rischio di blackout la Sicilia e ritardando di anni la realizzazione dell’opera. Se ne potrebbero citare molte altre di violente proteste contro le infrastrutture energetiche in Italia. Ma bastano le più eclatanti per evidenziarne alcune caratteristiche salienti. La prima: la neutralità.

Le problematiche

Il NIMBY nostrano non fa differenza tra tecnologie o tra infrastrutture. Il NO a priori colpisce fonti rinnovabili, gas, batterie, rigassificatori, reti. La seconda: la paradossalità. Imprese e famiglie lamentano il caro energia ma ritardando la realizzazione delle opere ne fanno aumentare i costi di sviluppo impedendo anche il processo di decarbonizzazione e i benefici economici che ne conseguirebbero. La terza: l’elitarismo. Anche nel caso di opere essenziali alla sicurezza energetica del Paese, gli enti locali prendono parte alla protesta, la cavalcano per trarne un ritorno elettorale o arrivano a costituirsi parte in giudizio nei contenziosi che scaturiscono dal NIMBY. Le amministrazioni locali finiscono così per abdicare al loro ruolo di rappresentanza super partes per diventare la voce di una élite. Quella del NO a tutto. Del resto è emblematica la reazione del Presidente della Regione Toscana Enrico Giani:Noi abbiamo venti regioni in Italia, di cui quindici si affacciano sul mare e conseguentemente ci sarà un altro porto dove poterlo inserire”.

L’Italia si è impegnata a realizzare oltre 50 GW di capacità di generazione rinnovabile al 2030 per il conseguimento dei target europei di decarbonizzazione. Se continuerà l’opposizione a oltranza delle comunità e delle amministrazioni locali si può essere certi che non vi è semplificazione degli iter autorizzativi o altra misura che possa rendere effettivo l’obiettivo italiano. Senza considerare la difficoltà di incoraggiare gli investimenti necessari quando la certezza del diritto e i costi delle infrastrutture energetiche sono ostaggio del NIMBY e dei contenziosi che ne seguono. Nel frattempo, però, continueremo a lamentarci che l’energia in Italia è cara.

Simona Benedettini

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