La discussione sulla partecipazione italiana al Board of Peace voluto da Donald Trump ha inevitabilmente, come spesso accade nel nostro Paese, assunto i tratti di una discussione di politica interna evitando di prendere in considerazione il vero elemento dirimente della questione e cioè l’esistenza di un Nuovo Grande Gioco. Non solo cioè gli equilibri prodotti da Yalta al termine della seconda guerra mondiale non esistono più, ma soprattutto le istituzioni che ne sono figlie, in primis l’ONU, stanno per essere ridisegnate e probabilmente l’iniziativa statunitense è solo uno dei forum dove si tratta sulla base di nuove logiche, se pensiamo a quanto si sono sviluppate in questi anni le iniziative di altri attori globali. Negli ultimi anni, Xi Jinping ha proposto quattro iniziative globali, offrendo soluzioni “cinesi “ai problemi collettivi che affliggono il mondo.

Per non dire della determinazione con cui, dopo anni di stasi e messa di fronte alla nuova postura statunitense, l’Unione Europea ha rilanciato rispetto alla strategia dei dazi di Donald Trump siglando accordi di libero scambio dal Mercosur all’India e usando la sola competenza definita come pienamente europea, quella del commercio internazionale, per abbozzare una vera e propria politica estera. È interessante da questo punto di vista analizzare il modo con cui appunto l’Unione Europea partecipa alla prima riunione del Board of Peace. La Commissione europea ha confermato l’invio della commissaria per il Mediterraneo Dubravka Šuica, a rappresentare «il nostro impegno per implementare la pace a Gaza»; ma la portavoce ha evitato di adottare il termine «osservatore».

La Germania non diventerà membro, ma invierà il direttore generale per gli affari politici del ministero degli Esteri, Christian Buck. Queste decisioni sono utili per comprendere la mutazione genetica dello scenario geopolitico. La ONG specializzata in trasparenza nei processi delle istituzioni europee, the Good Lobby, ha presentato una richiesta di accesso a qualsiasi documento riguardante la partecipazione della Commissione europea al “Board of Peace” e il ruolo di rappresentanza della Commissaria Dubravka Šuica, inclusi gli scambi con il Tony Blair Institute. Ha richiesto cioè di poter conoscere gli estremi degli originali ricevuti dalla Presidente von der Leyen e/o dalla Commissione a partecipare al Board of Peace, qualsiasi risposta formale inviata alle autorità statunitensi in merito a tali inviti o comunicazioni relative allo stato della partecipazione della Commissione (membro, osservatore o partecipazione ad hoc); la corrispondenza con l’Alto Rappresentante/Vicepresidente Kallas in merito al coordinamento dell’impegno nel Board of Peace; i documenti relativi al coordinamento con gli Stati membri che inviano osservatori (Italia, Cipro, Grecia, Romania) o membri (Ungheria, Bulgaria); i documenti relativi alla decisione di inviare un Commissario, la Šuica, alla riunione inaugurale del “Board of Peace” a Washington il 19 e 20 febbraio.

Ognuna di queste richieste evidenzia cioè come la Commissione europea stia di fatto assumendo un nuovo ruolo politico che dimostra una presa d’atto, anticipata tempo fa da Papa Francesco: “non siamo in un’epoca di cambiamenti ma in un cambiamento d’epoca”. E infatti se c’è un no che pesa nei confronti dell’amministrazione americana è quello del Vaticano. La Santa Sede “non parteciperà al Board of Peace per la sua particolare natura, che non è evidentemente quella degli altri Stati”. È la posizione espressa dal cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, a margine del bilaterale a Roma con il Governo italiano a Palazzo Borromeo, sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, in occasione della ricorrenza della fi rma dei Patti Lateranensi. Nel Nuovo Grande Gioco il Vaticano sembra voler ricordare che non possono essere solo forza e potenza i fattori chiave del metodo che porta alla pace, il trumpiano “Peace through sthrenght”, ma che occorre condividere al fondo il bene inalienabile della persona umana. L’Italia è certo consapevole di tutto ciò. Non ho dubbi sul fatto che siano questi valori insieme ad una visione pragmatica degli elementi del nuovo scenario ad ispirare la scelta di oggi

Mario Mauro

Autore

Già ministro della Difesa