L’atterraggio in Israele di 12 caccia stealth F-22 statunitensi è un evento raro e altamente strategico. I caccia F-12, così come gli F-15 sono caccia ad alta tecnologia e il fatto che il trasferimento sia avvenuto alla vigilia del 3° round dei negoziati indiretti che riprendono oggi presso il consolato dell’Oman a Ginevra segnala uno stretto coordinamento tra Stati Uniti e Israele e una sempre più probabile opzione militare nel caso in cui la diplomazia fallisca.

Aggiungiamo il fatto che il Pentagono ha mobilitato circa 150 aereicisterna per il rifornimento in volo, necessari nel caso in cui l’Arabia Saudita e gli altri paesi del Golfo non dovessero dare il permesso di sorvolo agli aerei Usa e israeliani che sarebbero così costretti ad una rotta molto più lunga, passando per lo spazio aereo giordano e siriano oltre che iracheno e questo comporterebbe la necessità di un ripetuto rifornimento in volo. Così come se il Regno Unito dovesse vietare ai bombardieri strategici americani l’utilizzo della base di Diego Garcia sull’atollo dell’Oceano indiano. Ciò fa ipotizzare un attacco massiccio e prolungato.

Appare dunque chiaro che l’imponente dispositivo militare non è concepito per un semplice attacco ai siti nucleari, ma per disarticolare l’intera capacità militare iraniana, la sua linea di comando, la sostanziale riduzione delle capacità missilistiche a lungo raggio e a favorire il cambio di regime. Per questo si prevede un attacco capillare e prolungato a scala per settimane se non per mesi. E intanto è giunta al largo della Siria la più grande portaerei del mondo, la Gerald Ford. In risposta all’imponente schieramento navale e aereo americano nel Golfo Persico, il Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica ha testato una nuova tecnologia in un’esercitazione a fuoco vivo in siti dell’Iran meridionale e sulle isole del Golfo per rafforzare la sicurezza lungo le coste meridionali, la terza del genere nelle ultime due settimane, dopo le esercitazioni condotte in compartecipazione con Russia e Cina. Si segnale inoltre un ampio dispiegamento di piattaforme di lancio missilistiche e sistemi radar dell’IRGC al confine tra Iran e Iraq Shirvan Jami, il comandante militare del Partito della libertà del Kurdistan e oppositore del regime iraniano ha dichiarato in un’intervista ad Al-Hurra che “i pasdaran non hanno lasciato alcuno spazio vuoto lungo il confine con l’Iraq e hanno schierato ovunque unità pesanti, piattaforme di lancio di missili balistici e sistemi radar per essere pronti alla guerra”.

Negli ultimi otto mesi, li guardiani della rivoluzione hanno trasferito e riorganizzato le loro forze lungo il confine con l’Iraq, aumentando il numero di truppe, ricostruendo le sue basi e creandone diverse nuove, tra cui centri di sorveglianza e di intelligence. Teheran ha schierato un numero significativo di truppe a Khorramabad, Naftshahr, nella provincia di Kermanshah e nei pressi del valico di Parviz Khan, e ne ha inviate altre a Paveh, Javanroud e nella striscia di confine di Marivan. Un gran numero di basi di lancio di missili balistici sono state installate sulle alture di Baneh, Sardasht e Kermanshah, si tratta di missili balistici sa medio raggio e a propellente liquido, progettati per colpire obiettivi anche a 2000 km di distanza con un carico bellico estremamente pesante. In queste aree sono stati schierati anche i droni Shahed 136 e 149. Trump denuncia il fatto che l’Iran possiede un arsenale missilistico in grado di colpire l’Europa, ma Teheran smentisce.

Insomma, è tutto pronto per la risposta al dispositivo militare americano che in tutta evidenza non è concepito per un semplice attacco ai siti nucleari, ma per disarticolare l’intera capacità militare iraniana, la sua linea di comando, la sostanziale riduzione delle capacità missilistiche a lungo raggio e probabilmente a favorire il cambio di regime. Per questo si prevede un attacco capillare, chirurgico, ma prolungato, a scala e per settimane se non per mesi. Tutti i cicli negoziali tenuti finora tra Usa e Iran sono falliti come era naturale che fosse viste le posizioni diametralmente opposte di Washington e Teheran.

Ora Trump si aspetta che oggi a Ginevra ai mullah tornino al tavolo disposti ad affrontare l’intera agenda preparata dagli Usa. Ma la tattica di Khamenei non è cambiata. La Repubblica islamica temporeggia e continua la sua feroce repressione in patria col crudele e brutale massacro della gioventù iraniana. L’Iran si prepara allo scenario peggiore e appronta scudi umani in vista di un possibile attacco degli Usa, adottando un modello criminale che ha sperimentato per anni attraverso le sue forze per procura nella regione: la militarizzazione di aree civili e l’uso di scudi umani, militarizzando ospedali, scuole e altri luoghi pubblici, dove vi allestiscono centri di comandi e basi logistiche.