È forse il tema che più di ogni altro ha segnato la campagna elettorale veneta: la sanità. Liste d’attesa che si allungano, medici di base sempre più difficili da trovare, pronto soccorso sotto pressione. Il sistema che per anni è stato vanto del modello veneto mostra oggi segni di affaticamento che sarebbe imprudente sottovalutare. Alberto Stefani ne è consapevole e ha indicato la questione tra le priorità del suo mandato.

Il sistema sanitario regionale attraversa una fase di transizione complessa. Il rapporto tra pubblico e privato convenzionato, che in Veneto ha tradizionalmente funzionato con maggiore fluidità rispetto ad altre regioni, richiede oggi una manutenzione attenta. I giovani medici guardano con interesse a regioni che offrono condizioni contrattuali più competitive, o al settore privato dove le retribuzioni seguono logiche diverse. È un fenomeno nazionale, ma che in Veneto si avverte con particolare intensità. Durante la campagna elettorale, il dibattito sanitario è rimasto forse troppo sulla superficie. Stefani ha evocato il “rafforzamento della medicina territoriale” e nuovi “investimenti sulle strutture”. Manildo, dal versante opposto, proponeva risorse aggiuntive per il privato sociale e una revisione dei rapporti con le cooperative. Indicazioni di massima, che attendono ora di tradursi in scelte operative.

La nuova giunta regionale si troverà a decidere dove concentrare le risorse disponibili, quali strutture meritino interventi prioritari, come rendere più attrattivo il lavoro nel servizio pubblico. Sono decisioni che implicano anche il coraggio di stabilire priorità, nella consapevolezza che le risorse non sono illimitate e che ogni scelta comporta rinunce. Stefani può contare su una maggioranza che gli da’ assoluta sicurezza di manovra. È un vantaggio che porta con sé anche una responsabilità proporzionata: i risultati, nel bene e nel male, saranno inevitabilmente associati alla sua gestione. Il peso del consenso ampio funziona così: offre margini di manovra, ma rende più visibili gli esiti.