Chiunque abbia un po’ di buonsenso si rende conto, dopo più di due anni di persecuzione sia fisica che morale di tutto ciò che è ebraico, innanzitutto di Israele, coperta di bugie e trasformata in un caricaturale simulacro di obbrobrio, che oggi è ridicolo proclamare “never again” come niente fosse. Non è giorno di memoria, ma di battaglia. Se qualcuno oggi intende partecipare a qualche celebrazione, può farlo solo con l’intenzione e le armi di una battaglia di completo rinnovamento.
L’antisemitismo che vuole eliminare gli ebrei è di nuovo fra noi, è una Shoah, e ha svariate forme: quella islamista finanziata a suon di miliardi che dall’Iran, dalla Turchia, dal Qatar ha riempito di armi Hamas, Hezbollah, Houthi, le milizie iraqene, che cerca direttamente la strage e che trascina con sé, specie dal 7 di ottobre, il terrorismo internazionale; quella culturale, che perseguita studenti e professori nelle università, li discrimina a scuola, fa fuori gli ebrei dalle rassegne cinematografiche e musicali, li elimina dalle competizioni sportive e letterarie, dal giornalismo; quella scientifica e tecnologica; quella politica, che ne fa ormai dei soggetti secondari rispetto a una grande ondata di odio da tenere in primo piano per i propri calcoli, da evitare nelle strutture sociali più svariate, da rimpicciolire e mettere da parte nei partiti, nelle carriere pubbliche, nel sindacato che ha addirittura, in Italia unico Paese del mondo, indetto uno sciopero generale contro Israele.
Gli ebrei oggi sono perseguitati; anche la Shoah non fu fatta in un giorno: l’intenzione è di chiuderli in casa, terrorizzarli con minacce e disprezzo, botte e omicidi, colpevolizzazioni insensate. Renderli invisi con continui finti dibattiti e titoli che li criminalizzano. La loro persecuzione è stata ideata e perseguita con grandi mezzi e su vasta scala, e avviene ormai dal basso: la gente la compie senza nemmeno rendersene conto fino in fondo. Passa dalla pizzaiola che espelle i turisti ebrei dal suo ristorante, agli aeroporti dove chi aspetta l’aereo osando parlare ebraico viene preso a botte. Non puoi andare neanche alla sinagoga: è pericoloso, può essere assalita o prenderà fuoco, al cimitero perché la tomba dei tuoi è stata dissestata, i tuoi figli devono giocare a calcio in luoghi sorvegliati dalla polizia per proteggerli da attacchi antisemiti, non parlare ebraico per strada se quella è la tua lingua.
Dunque: chi vuole combattere l’attuale eliminazione degli ebrei, prima di tutto deve riconoscerne il perverso travestimento da diritti umani. E, guardando negli occhi l’attuale antisemitismo che ha come primo obiettivo Israele, non dirà “never again” ma la frase della verità: “Vincerò il male perché difendo Israele”.
