Santangelo morto suicida, l’ex vicesindaco perseguito da un processo infinito: “Su quel balcone potrebbe esserci stato chiunque”

Aveva 89 anni Sabatino Santangelo, ex giurista e notaio nonché vicesindaco del comune di Napoli (2006-2011) durante il secondo mandato da sindaca di Rosa Russo Iervolino, morto suicida oggi, 26 gennaio, dopo un lancio del vuoto dal balcone all’ottavo piano dell’abitazione in cui viveva al Corso Vittorio Emanuele. Un gesto estremo arrivato poche settimane prima dell’ennesima udienza a cui avrebbe dovuto partecipare il 6 marzo prossimo.

La prima udienza di un nuovo, infinito, processo per la vicenda di “Bagnoli Futura“, società pubblica che si è occupata in passato della bonifica dell’ex area Italsider e di cui Santangelo era presidente. Nuovo processo per disastro ambientale stabilito lo scorso maggio dalla Cassazione che ha annullato la sentenza di assoluzione nel corso del processo d’Appello-bis conclusosi il 29 ottobre 2024. In quella occasione Santangelo venne assolto con la formula “perché il fatto non sussiste”. Ma anche dopo la prima condanna in primo grado, arrivata nel 2018, Santangelo fece appello rinunciando alla prescrizione.

“Sabatino Santangelo era innocente, mille volte innocente. E la sua storia dovrebbe interrogare tutti, senza ipocrisie” tuona Gianfranco Librandi, vicesegretario regionale di Forza Italia in Campania. “C’è una sinistra che oggi piange Santangelo – spiega – ed è la stessa che non esitò, allora, a emettere sentenze politiche costituendosi in giudizio. È una contraddizione che rende questo dolore ancora più amaro”. Per Librandi, “quanto accaduto a Santangelo non può essere liquidato come un fatto privato. Dopo un’assoluzione, si è visto riaprire un calvario giudiziario che lo ha schiantato come uomo e come galantuomo”. “Su quel balcone – sottolinea – potrebbe esserci stato chiunque. Quando l’accanimento giudiziario diventa una condanna senza fine, nessuno può dirsi davvero al sicuro”.

Cordoglio dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi: “Un giurista straordinario che ha creduto nel valore della formazione, un galantuomo che ha dato tanto alle istituzioni: Napoli deve moltissimo a Tino Santangelo, alla sua dedizione per la cosa pubblica e alla sua visione civica di cui anche oggi abbiamo bisogno”.

L’infinita vicenda giudiziaria

Il procedimento giudiziario risale al 2014 mentre le indagini presero il via nel 2007. In primo grado, nel 2018, Santangelo venne condannato a tre anni di reclusione. L’ex vicesindaco fece appello rinunciando nel successivo grado di giudizio alla prescrizione perché convinto della sua innocenza. Al termine del procedimento, la Corte di Appello di Napoli assolse tutti gli imputati, escludendo che “Bagnoli Futura” avesse cagionato un disastro con la bonifica nel periodo che va dal 2005 al 2013. Successivamente, in seguito ad un ricorso, la Cassazione annullò le assoluzioni e rinviò il processo ad un’altra sezione della Corte di Appello, con il compito di accertare, nel merito, se la bonifica avesse comunque aggravato la situazione di inquinamento ambientale. Anche in questo caso gli imputati furono assolti, appunto ad ottobre del 2024. Successivamente, con il ricorso della procura generale, la vicenda è tornata in corte di Cassazione che ha disposto un quinto processo.