A Mestre una serata a porte chiuse sull’attacco cognitivo all’Occidente

Lunedì 23 marzo, a Mestre, si è svolta una riunione conviviale e riservata dell’Associazione Italia-Israele di Venezia, un appuntamento a porte chiuse che ha riunito una platea attenta e qualificata. L’incontro è stato promosso e presieduto dall’ingegner Piero Miani, Presidente dell’Associazione, e ha visto al centro una conversazione con Aldo Torchiaro, giornalista del Riformista e studioso di guerra cognitiva.

Nel corso della relazione, Torchiaro ha illustrato come la cognitive warfare rappresenti oggi la forma più avanzata di attacco all’Occidente libero: un’offensiva silenziosa ma strutturata, costruita da un asse sempre più saldo tra Russia, Cina e Iran. Una strategia che opera attraverso propaganda digitale, disinformazione coordinata, manipolazione narrativa e pressione psicologica sulle opinioni pubbliche europee e statunitensi. La discussione ha avuto toni concreti. Nessun tecnicismo astratto: si è ragionato sui metodi, sugli attori, sulle piattaforme e sulle vulnerabilità dei sistemi democratici. Una serata intensa, animata da un confronto serrato che ha dato vita a un dibattito ricco e partecipato.

Hanno preso parte all’incontro – intervenendo o contribuendo alla discussione – Alessio Alessandrini, Flavio Bellin, Lucia Bellin, Giuseppe Bellon, Franca Bellon Manera, Mara Bevilacqua, Renato Cesca, Francesco Bozzanca, Maria Bozzanca, Pierantonio Bragaggia, Luisa Bragaggia, Anna Maria Brusò, Oscar Carli, Franco Cecchi, Daniela Cecchi, Maurizio Del Maschio, Enrico Ellero, Maurizio Fiorini, Nadia Fiorini, Silvia Loschi, Anna Martinelli, Selvaggia Mason, Carlo Mazzanti, la sig.ra Mazzanti, Pietro Miani, Paola Miani Garbini, Neria Niero, Mauro Pavan, Emanuele F. Penzo, Pierpaolo Perale, Tobia Ravà, Luisa Ravà, Claudio Scarpa, Nicola Scarpa, Renato Zaffalon e Susanna Zardo.

Una comunità coesa che ha mostrato, ancora una volta, come il tema della difesa informativa e culturale dell’Occidente non sia né astratto né accademico, ma urgente e concretissimo. A Mestre, per una sera, la geopolitica è diventata pratica civile, partecipazione, responsabilità collettiva.