In Texas sono stati scrutinati quasi quattro milioni e mezzo di voti per le primarie relative all’elezione al Senato. Il primo dato importante è quello dell’affluenza. Gli elettori democratici hanno votato più dei repubblicani, certificando un livello di entusiasmo e di motivazione al voto superiore, e confermando anche la sostanziale depressione elettorale del GOP quando Donald Trump non è fisicamente presente sulla scheda.
Nel partito repubblicano, tra i tre candidati principali, l’attuale senatore John Cornyn sfiderà l’attuale procuratore generale del Texas Ken Paxton in un ballottaggio che si terrà il 26 di maggio, con entrambi i candidati intorno al 41-42%. Distante il deputato Wesley Hunt, che chiude al 13,5%, sperando che un suo endorsement possa risultare cruciale per determinare il vincitore. Dall’altro lato, invece, vince in modo chiaro il deputato statale James Talarico, che in poco più di 6 mesi ha compiuto una straordinaria operazione mediatica, passando per il podcast di Joe Rogan e per tutte le televisioni nazionali durante la battaglia estiva contro il gerrymandering in Texas, riuscendo ad acquisire un vantaggio iniziale in termini di esposizione e di vantaggio sul campo che la sua sfidante, la pur popolare Jasmine Crockett, non è stata in grado di colmare, chiudendo con circa il 46% dei voti contro il 53% circa di Talarico.
La Crockett, però, ha denunciato delle irregolarità in alcuni processi elettorali che, a detta della deputata, potrebbero portare al mancato conteggio di alcune migliaia di voti nella zona di Dallas, roccaforte per Crockett. Talarico ha risposto in modo conciliante alle richieste della sua avversaria, chiedendo che tutti i voti vengano contati il prima possibile, rimarcando quella distanza, in termini di spessore politico e di attenzione all’unità di partito che rendono Talarico di gran lunga il miglior candidato per i democratici, o quantomeno il più eleggibile, anche di fronte a dei repubblicani frammentati che, almeno per i prossimi due mesi e mezzo, saranno impegnati in una dura e costosa campagna uno contro l’altro.
Si attende adesso di sapere quale sarà il candidato che verrà sponsorizzato dal Presidente Trump, dato che Cornyn ha raccolto un sostegno inaspettato, soprattutto in diverse contee in cui ci si aspettava un voto della componente Maga molto più schiacciato su Paxton. Non è impossibile pensare che, soprattutto nelle zone rurali, gli eventi geopolitici abbiano influenzato eccessivamente il voto, anche se le dichiarazioni di Cornyn, in favore di un dibattito più strutturato e costruttivo sulla timeline e sugli obiettivi di fondo rispetto all’intervento in Iran, potrebbero aver convinto alcuni elettori trumpiani, allontanandoli da Paxton, che ha sostenuto senza esitazione tutte le azioni del Presidente degli ultimi giorni. Una distinzione che, seppur sottile, potrebbe aver cambiato un’elezione fondamentale.
