Ad Atreju si rivede Di Maio. “Dalla Via della seta alla Via del cotone”, il panel geopolitico sul cambio di rotta UE

Intervento in video collegamento di Luigi Di Maio (Inviato speciale dell’UE nel Golfo Persico) nel panel Dalla Via della seta alla Via del cotone: un’opportunità storica per l’Italia in occasione dell’evento kermesse di Fratelli d’Italia FDI Atreju 2025. Roma, Venerdì 12 Dicembre 2025 (foto Mauro Scrobogna / LaPresse) Video conference by Luigi Di Maio (EU Special Envoy to the Persian Gulf) in the panel "From the Silk Road to the Cotton Road: a historic opportunity for Italy" on the occasion of the Fratelli d'Italia FDI Atreju 2025 event. Rome, Friday December 12 2025. (Photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)

Ieri, ad Atreju, una giornata intensa e fortemente incentrata sulla geopolitica. Sul palco il Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmud Abbas, conosciuto come Abu Mazen, ma non solo. Tra i panel anche quello dedicato a IMEC, il Corridoio economico che dal porto indiano di Mumbai – passando per l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e Israele – giungerà nel Mar Mediterraneo.

“Dalla Via della seta alla Via del cotone: un’opportunità storica per l’Italia” ha visto tra i relatori il Presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana; il Presidente della Commissione Politiche dell’Unione Europea, Giulio Terzi di Sant’Agata; il Presidente della Fondazione Med-Or Marco Minniti; l’On. Ettore Rosato; l’Ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti in Italia, Abdulla Ali AlSubousi e, infine, l’inviato speciale dell’UE nel Golfo, Luigi Di Maio. Ricordiamo tutti il memorandum Italia-Cina firmato dal Presidente Xi Jinping e dall’allora Presidente del Consiglio a guida dell’esecutivo giallo-verde, Giuseppe Conte, nel 2019. L’intesa di fatto battezzò l’adesione dell’Italia, prima tra i paesi del G7, alla Belt and Road Initiative, progetto con cui Pechino sperava di penetrare l’economia europea, ancor di più di quanto già non facesse. Poi, tre anni fa, il cambio di rotta del Governo Meloni: la scelta di uscire dalla Via della Seta e l’inizio di una nuova stagione di politica estera italiana.

La questione è semplice, lo ha ribadito ieri in modo puntuale Minniti: viviamo in un tempo in cui due guerre – una nel cuore del Mediterraneo, più precisamente in Medio Oriente, e un’altra nel cuore dell’Europa, in Ucraina – ci impongono come Occidente l’urgenza di costruire un nuovo ordine mondiale. Non possiamo fingere di non vedere come alleanze dannose e pericolose per l’UE e gli Stati Uniti in primis, ma anche per molti altri Paesi, si stiano sempre più delineando. Basti pensare ai droni di progettazione iraniana usati dall’esercito russo in Ucraina, o ancora al sostegno politico, finanziario e militare che Pechino offre a Mosca e a Teheran. In un mondo dalle dinamiche sempre più incerte – segnato da ritorni di logiche liberticide e imperialiste – siglare nuove cooperazioni, all’insegna del rispetto delle regole commerciali e di principi comuni, è vitale. È purtroppo sempre più evidente come la Cina agisca in maniera avversa all’Occidente, e non soltanto sul piano della competizione economica.

L’India, la democrazia più popolosa del mondo, non può quindi non entrare in gioco. Un asse occidentale coeso – con un buon coinvolgimento del continente africano, e qui la lungimiranza del Piano Mattei del Governo Meloni è evidente – è fondamentale per arginare il Dragone cinese così come il Cremlino e altri elementi destabilizzanti come il terrorismo iraniano. La rotta tra l’Oceano indiano, il Golfo persico e il Mediterraneo non solo è possibile, ma è la vera alternativa da costruire. IMEC – che ha visto tra i suoi primissimi firmatari al G20 indiano proprio Stati Uniti, Italia e Unione europea – si preannuncia essere un vero e proprio volano di connessioni. Due anni fa, la scelta del Governo Meloni di elevare le relazioni Italia-India a partenariato strategico si è rivelata vincente e anche anticipatrice delle mosse europee. È al tavolo delle trattative e sarà presto firmato, infatti, il primo grande Accordo di libero scambio UE-India: uno step importantissimo per avvicinare ulteriormente le nostre regioni e per spingere ulteriormente alla realizzazione di IMEC.

Non solo, la recente presenza di Meloni al Vertice del Consiglio di Cooperazione dei Paesi del Golfo – anch’essi in prima linea per IMEC – ha confermato un altro punto: la nostra penisola è candidata a tutti gli effetti ad esser la destinazione finale di IMEC. Il porto di Trieste, perfettamente collegato al cuore industriale dell’UE da quattro corridoi intermodali, è la nostra carta vincente.