Alli evoca De Gasperi, Europa deve difendersi: “Tycoon artefice del nostro urgente risveglio, l’invasione russa ha rafforzato la Nato”

Parliamo di geopolitica e Difesa con Paolo Alli, presidente di Alternativa Popolare, già numero uno dell’Assemblea Parlamentare della NATO ed ex vicepresidente dell’Expo 2015, è oggi Segretario Generale della Fondazione De Gasperi.

Presidente Alli, con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, tra minacce di dazi, retorica anti-europea e il progetto del Board of Peace, quale strategia vede verso l’Europa?
«Ho vissuto la prima amministrazione Trump da Presidente dell’Assemblea Parlamentare della NATO e già allora lo slogan America First definiva la sua azione. Trump ha sempre temuto l’Europa come competitor economico e culturale. Oggi, con il controllo del Congresso e un vicepresidente come J.D. Vance, le sue scelte diventano più estreme e imprevedibili, tutte orientate a indebolire l’Europa. Se davvero fosse ininfluente, perché impegnarsi tanto per indebolirla?».

L’appello di Mario Draghi a una vera unione politica può tradursi in scelte operative?
«A Bruxelles avverto una crescente consapevolezza del compito storico dell’Unione. Di Draghi, che stimo, non condivido l’enfasi eccessiva: negli ultimi anni l’Europa ha reagito bene alla pandemia, ha mantenuto l’unità sull’Ucraina dopo l’abbandono americano e ha chiuso accordi cruciali con Mercosur e India. Ora serve superare alcune rigidità, ma senza imitare modelli federali esistenti: l’UE deve costruire una governance propria e originale».

L’Europa può davvero costruire una capacità autonoma di difesa?
«L’invasione russa ha rafforzato la NATO e portato Svezia e Finlandia ad aderirvi. Le due organizzazioni sono ormai quasi sovrapponibili. Pensare a un’Europa senza NATO, o viceversa, non è realistico. Servono invece razionalizzazione degli armamenti e una vera industria europea della difesa».

Dal congresso della CDU quale messaggio arriva all’Europa?
«Il messaggio è chiaro: solidità del rapporto transatlantico e una Europa più forte. Gli investimenti annunciati da Merz sono il presupposto per una Germania che torni protagonista, anche se comporteranno un inedito ricorso al debito».

Il rapporto tra Friedrich Merz e Giorgia Meloni può rafforzare l’asse europeo su difesa ed energia?
«Sono entrambi leader di destra, ma con dinamiche diverse: Meloni non ha forze alla sua d estra, Merz sì. Questo lo rende più centrista. Il loro buon rapporto personale, unito alla stabilità del governo italiano e al rilancio della CDU, può dare forza alle priorità europee, soprattutto se Meloni resisterà alle pressioni trumpiane».

Europa, Stati Uniti e Cina: quali rischi sulle tecnologie strategiche?
«L’Europa paga la sua struttura manifatturiera: è indietro su spazio, IA, semiconduttori. Servono investimenti enormi per colmare il divario e mantenere un equilibrio con la Cina, pur privilegiando il rapporto con gli USA. Gli accordi con Mercosur e India aprono un mercato di due miliardi e mezzo di persone, utile anche per strategie tecnologiche innovative».

Quali vulnerabilità e opportunità vede oggi per la NATO?
«La NATO resta una struttura solida, una delle poche organizzazioni multilaterali capaci di durare nel tempo. L’integrazione euro-atlantica, con la Turchia come baluardo a Sud, è la sua forza. Oggi l’attenzione è sul fronte Est, ma non va ignorato il fronte Sud, dove Mediterraneo e Medio Oriente restano instabili. Qui l’UE, soprattutto i Paesi mediterranei, ha un ruolo decisivo dentro l’Alleanza».

Da Segretario della Fondazione De Gasperi, quale lezione ritiene più urgente per l’Italia?
«Sul piano politico, la Comunità Europea di Difesa immaginata da De Gasperi resta un’intuizione lungimirante, e la sua mancata ratifica nel 1954 fu un’occasione perduta. Sul piano umano, mi colpisce la sua lezione sulla pazienza: “molti ci rimproverano la pazienza, scambiandola per inerzia”. Fu grazie a questa virtù che costruì dialogo, ricostruzione e integrazione europea. Una lezione necessaria anche oggi».