Ambrogino d’oro a Flotilla e gemellaggio con Gaza City: a Milano i consiglieri di sinistra scatenano il caos ma Sala prova a farli rinsavire

Riassumiamo. Nella prima città italiana per PIL, per prestigio internazionale delle sue università, per rapporti con l’estero, un gruppo non di sciamannati antagonisti di un qualche centro sociale, ma di consiglieri comunali, aveva proposto un bel pacchetto completo, comprendente: l’annullamento del gemellaggio con Tel Aviv, l’attribuzione della maggior onorificenza civica cittadina alla Flotilla e – tanto perché non ci fossero dubbi su dove si intendeva andare a parare – un “patto di amicizia” con Gaza City.

Della questione del gemellaggio non si ne è fatto nulla perché, grazie al cielo, nel Pd la maggioranza dei consiglieri ha recuperato un minimo di buon senso, si dice dopo qualche telefonata da Roma. Dell’Ambrogino d’oro alla Flotilla si dibatterà più avanti, così come del quasi gemellaggio con Gaza City. Resta però il punto politico, che vede quattro consiglieri dem, i verdi e pure un consigliere della Lista Sala -cioè un pazzo della maggioranza che amministra la metropoli- sostanzialmente chiedere che Milano si dichiari nemica di Israele. Un verde e la capogruppo del Pd intendono poi riconoscere un bizzarro “merito cittadino” alla Flotilla. E poi altri chiedono di pensare che la città da domani debba mettersi ad avere rapporti di collaborazione con Hamas, visto che ad oggi è l’organizzazione terroristica a governare.

Affinché non vi fossero fraintendimenti, i due consiglieri verdi Cucchiara e Gorini hanno pensato bene di presentarsi inossando la kefiah. Il coraggioso manipolo di consiglieri pro-Pal era ben sostenuto dalla solidarietà di un gruppo di attivisti sempre pronti a scatenare il consueto casino, dentro e fuori Palazzo Marino. Mentre si scambiava l’aula del Consiglio comunale per la nuova sede del Leoncavallo, il sindaco Beppe Sala finalmente abbandonava quell’equilibrismo che in mattinata gli aveva fatto dichiarare che sull’attribuzione dell’Ambrogino “avrebbe deciso il Consiglio comunale”, per passare al delicato equilibrio sul gemellaggio con Tel Aviv, affermando che “Rispetto tutte le manifestazioni e manifestare è un diritto, però in questa fase non posso che consigliare molta prudenza anche alla mia parte politica”.

Certo, richiamare alla “prudenza” chi si presenta con la Kefiah attorno al collo e in pratica chiede l’avvio di rapporto di amicizia con Hamas, appare come un invito andato a vuoto fin dal principio, ma dà l’idea della presa di coscienza da parte del sindaco di un problema politico non da poco che va affrontato e risolto prima delle prossime assemblee. Un’amministrazione che ha retto il contraccolpo di un’inchiesta, in parte poi sgonfiatasi su sé stessa, che tra mille dubbi è riuscita a prendere una decisione su San Siro, che sta gestendo nei costi e nei tempi dovuti il percorso di avvicinamento alle Olimpiadi, non può permettersi di andare in crisi sull’Ambrogino alla Flotilla, per accontentare una piazza estremista, disposta a far passare alla storia Milano come la città che si mette di traverso, quando è in corso un processo di disarmo, forse di pace.

Daniele Nahum di Azione – passato al partito di Calenda dopo aver a suo tempo abbandonato il Pd proprio in polemica con le posizioni troppo timide sull’antisemitismo – aveva dichiarato: “Vi ponete contro una delle città più progressiste del mondo, che manifesta contro Netanyahu”. A proposito di equilibrio e ragionevolezza, lo stesso Nahum e Gianmaria Radice, consigliere di Italia Viva hanno presentato una mozione che impegna il sindaco di Milano a organizzare un incontro con i rappresentanti delle città gemellate di Betlemme e Tel Aviv per “individuare percorsi di rilancio del processo di pace” e “promuovere la convivenza pacifica tra i due popoli con il supporto di Milano”.
“Tutto è avvenuto il 13 ottobre nel giorno in cui sono stati liberati gli ostaggi del 7 ottobre ed in cui per la prima volta si è accesa una luce in fondo al tunnel” – ha rimarcato Radice, aggiungendo “Sinceramente credo sia ora di tornare a lavorare per Milano”.