Assolto dopo oltre dieci anni, D’Ausilio: verità ristabilita, sono rimasto in piedi. La politica non deve approfittare di queste disgrazie

Una vicenda giudiziaria lunga oltre dieci anni. Che non sarebbe nemmeno dovuta cominciare, per quanto le accuse erano infondate. Mi sono dimesso da tutti gli incarichi nell’amministrazione, non ho mai rilasciato alcuna intervista, sono rimasto in silenzio, e mi sono difeso dalle ingiuste accuse nel processo, assistito da miei legali Clara e Armando Veneto, professionisti che non finirò mai di ringraziare. Ci siamo battuti per anni in aula, con forza, contro accuse enormi e infamanti. Con la mia famiglia abbiamo affrontato difficoltà e innumerevoli momenti di angoscia e sconforto. Non ce l’avrei fatta senza la tenacia e l’incondizionato amore di mia moglie, e l’affetto dei miei cari.

La politica, quella comunità di persone che per anni aveva occupato intere giornate, riempito ore di telefonate, di colpo è sparita. Al mio fianco sono rimasti pochi amici veri, quelli che non mi hanno mai fatto mancare la loro stima e solidarietà, quelli che non avevano paura di chiamarmi al telefono o scrivermi, in quei mesi terribili di gogna mediatica, semplicemente per dirmi: “tieni duro, passerà, noi ci siamo”. D’altronde, non bastava poi molto. Nel frattempo, mamma mia è scomparsa, portandosi dietro quella preoccupazione per me.

Oggi, dopo “l’assoluzione per non aver commesso il fatto” dichiarata ieri dal Tribunale di Roma, sono stordito, ma sereno. Ci vorrà un po’ per abituarsi a questo stato d’animo. La mia vita in questi anni è cambiata. Mi sono con determinazione “reinventato”, sono tornato a studiare, a scrivere. Ho incontrato nuove persone. Mi sono fatto coraggio per lasciarmi andare. Sono stato bravo. Sono rimasto in piedi, e la rabbia e il rammarico si sono trasformati, mi hanno reso più forte. Non è stata una passeggiata.

Troppe cose non hanno funzionato. Non è degno di un Paese civile, che i processi abbiano una durata così irragionevole. Oltre dieci anni per un primo grado di giudizio, sono una follia. La vita delle persone non può essere affidata al caso o alla fortuna.

Ma anche la politica deve fare la sua parte. Qualità della classe dirigente, ma non solo. Servono riforme si, ma improntate all’autonomia che metta da una parte al riparo le istituzioni, e dall’altra assicuri, la presunzione d’innocenza di indagati e imputati. Su questo, i partiti sono largamente inadempienti e forse ipocriti. Gli avversari politici si contrastano con le idee e la coerenza dei comportamenti, mai approfittando delle loro disgrazie.

In questi anni sono stato privato, per una accusa infondata della possibilità di dare un contributo alla vita pubblica. Non spetta a me avanzare proposte o soluzioni di merito, per il momento. Ho la fortuna di stare a contatto con tanti giovani, forse la cosa che mi riesce meglio. Vorrei provare a dare una mano in questo modo, vedremo nei prossimi mesi..

Intanto un enorme grazie per i tanti messaggi, le telefonate, la stima e la solidarietà che sto ricevendo ininterrottamente da ieri.