Secondo quanto riportato dal Financial Times, l’Europa si trova di fronte a una minaccia poco visibile ma potenzialmente molto seria: per anni la Russia avrebbe condotto operazioni di spionaggio spaziale mirato contro satelliti europei strategici, con manovre che non si limiterebbero alla raccolta di informazioni, ma che potrebbero arrivare, in prospettiva, a interferire con il loro funzionamento.

Il punto centrale della ricostruzione del Financial Times è che due satelliti russi, noti come Luch-1 e Luch-2, avrebbero effettuato manovre di avvicinamento e “affiancamento” nei confronti di almeno una dozzina di satelliti europei in orbita geostazionaria, cioè quei satelliti che costituiscono l’ossatura delle telecomunicazioni civili, governative e militari. Si tratta di satelliti per telecomunicazioni, spesso a uso duale, gestiti da grandi operatori europei e utilizzati anche da governi e forze armate.

Secondo fonti di sicurezza citate dal quotidiano britannico, i satelliti russi si sarebbero posizionati all’interno del fascio di collegamento tra le stazioni di terra e i satelliti europei. È una posizione tecnicamente sensibile, perché consente non solo di intercettare flussi di comunicazione, ma soprattutto di captare il cosiddetto canale di comando, quello attraverso cui vengono inviati gli ordini per controllare assetto, orientamento e manovre del satellite. Il timore espresso nel pezzo del Financial Times è che, nel tempo, questa attività consenta di clonare i segnali necessari a prendere il controllo del satellite.

È qui che la notizia supera il piano dello spionaggio tradizionale e entra in quello della minaccia strategica. Raccogliere informazioni è già di per sé rilevante, ma il vero rischio è che questa intelligence possa essere usata per tentare interferenze attive: disturbi delle comunicazioni, invio di comandi falsi, degradazione deliberata del servizio, fino alla possibilità di spostare il satellite e renderlo inutilizzabile. Un rischio estremamente serio, che le agenzie di sicurezza europee non possono ignorare. L’interesse russo per questo tipo di operazioni non nasce oggi. Già nel 2018 la Francia accusò Mosca di aver tentato di spiare Athena-Fidus, satellite franco-italiano per comunicazioni militari sicure, attraverso un satellite della stessa famiglia Luch. L’elemento nuovo, oggi, è la sistematicità delle manovre e la loro collocazione in un contesto più ampio di competizione strategica e di guerra ibrida, in cui lo spazio è diventato a tutti gli effetti un dominio conteso, al pari del cyberspazio.

Dal punto di vista europeo, i rischi sono molteplici. Il primo è informativo: conoscere chi comunica, quando e con quali priorità è già un vantaggio strategico enorme. Il secondo è funzionale: anche senza “prendere il controllo” di un satellite, riuscire a degradarne temporaneamente le prestazioni può avere effetti concreti su comunicazioni governative, militari o di emergenza. Il terzo è sistemico: i satelliti geostazionari sono nodi critici di infrastrutture da cui dipendono trasporti, sicurezza, difesa e servizi essenziali; colpirli, anche in modo indiretto, significa colpire la resilienza complessiva di uno Stato.

È importante, per evitare letture allarmistiche o propagandistiche, distinguere con chiarezza tra fatti accertabili e valutazioni. Le manovre di avvicinamento e permanenza in orbita dei satelliti russi sono osservabili e certe. Le conclusioni sulla possibilità di interferire o sabotare i satelliti sono valutazioni di intelligence. Tuttavia, se i russi hanno avvicinato quei satelliti europei, un motivo ci sarà, e di certo non è pacifico.