Batterie sostenibili e finanza chiara, così l’Italia prova a rimanere in Ue

Il Consiglio dei ministri ha approvato, su proposta del Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione Tommaso Foti e del Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, due decreti legislativi di adeguamento al diritto europeo. Il primo riguarda le batterie e i rifiuti di batterie, il secondo aggiorna il Testo unico della finanza (TUF) alle più recenti normative dell’Unione. Sono provvedimenti diversi ma coerenti con la stessa visione: costruire un ordinamento nazionale più integrato con quello europeo, capace di coniugare transizione verde e solidità dei mercati.

Batterie: sostenibilità, tracciabilità e responsabilità estesa

Il nuovo decreto attua il Regolamento (UE) 2023/1542, che disciplina l’intero ciclo di vita delle batterie, dal design sostenibile al riciclo. Vengono introdotti obblighi di conformità e tracciabilità per gli operatori economici, un dovere di diligenza per garantire approvvigionamenti sostenibili delle materie prime e criteri ambientali minimi negli appalti pubblici che coinvolgono prodotti contenenti batterie. Nascono inoltre il Registro dei produttori e il Centro di coordinamento batterie, strumenti pensati per migliorare i controlli e incentivare la raccolta e il riciclo. È un passo concreto verso l’economia circolare: non solo un obbligo ambientale, ma una leva industriale per filiere più competitive e meno dipendenti da forniture estere.

Finanza: trasparenza, vigilanza e un TUF più europeo

Il secondo decreto aggiorna il TUF (d.lgs. 58/1998) per allinearlo ai regolamenti e alle direttive europee del 2023 e 2024. L’obiettivo è rafforzare l’efficienza e la trasparenza dei mercati dei capitali, migliorando la cooperazione tra autorità di vigilanza – Consob e Banca d’Italia – e rendendo più solida la gestione delle crisi dei depositari centrali. Tra le novità, l’adeguamento al Regolamento sulle obbligazioni verdi europee, che introduce criteri rigorosi per evitare pratiche di greenwashing, e l’attuazione del divieto di payment for order flow, per eliminare conflitti d’interesse nella negoziazione degli ordini. Il pacchetto comprende anche la realizzazione dell’European Single Access Point (ESAP), una banca dati pubblica e uniforme che renderà accessibili le informazioni finanziarie di tutte le imprese europee. Un’innovazione che potrà facilitare gli investitori, ridurre le asimmetrie informative e accrescere la fiducia nei mercati.

Riformismo europeo e coerenza nazionale

Questi decreti – uno ambientale, l’altro finanziario – mostrano un’Italia che, pur tra ritardi e complessità, sceglie di stare dentro l’Europa regolando meglio. In entrambi i casi emerge una logica di responsabilità condivisa: produttori e intermediari fi nanziari vengono chiamati a garantire comportamenti più sostenibili e trasparenti, mentre lo Stato rafforza il ruolo di indirizzo e controllo. Non è burocrazia, ma governance moderna. Per un Paese che vuole crescere nel solco del riformismo europeo, l’allineamento tra diritto interno e diritto dell’Unione non è un esercizio tecnico: è una condizione per competere, innovare e dare certezza alle regole