Benoit Felten sul ruolo delle CDN: “Un modo economico ed efficace per distribuire contenuti su Internet. L’aumento dei costi peggiorerebbe la qualità per gli utenti”

Regolazione delle reti, Digital Networks Act e ruolo delle Content Delivery Network ridisegnano gli equilibri del mercato digitale europeo. Benoit Felten, esperto indipendente di politiche tecnologiche, mette a fuoco i rischi di un’estensione delle regole telecom alle CDN e le possibili ricadute su investimenti, concorrenza ed efficienza della rete.

Uno degli obiettivi dichiarati del Digital Networks Act è valutare se l’attuale quadro regolatorio sia in grado di intercettare un ecosistema composto da attori e servizi in rapido e continuo cambiamento, e di fornire risposte adeguate alle criticità attuali e potenziali. Sulla scia delle iniziative avviate da AGCom in Italia, che hanno assoggettato i fornitori di CDN al regime di autorizzazione generale applicabile agli operatori di telecomunicazioni, il dibattito si è esteso anche a livello europeo sul ruolo e sulla natura delle CDN nel sistema delle telecomunicazioni.

Dal punto di vista regolatorio, ritiene che vi siano differenze principali tra CDN e reti tradizionali di comunicazioni elettroniche? A suo avviso, esistono elementi tecnici o dinamiche di mercato che suggerirebbero di estendere le regole telecom ai fornitori di CDN?
«Il regime di autorizzazione generale è nato nel contesto dell’apertura alla concorrenza di un ex monopolio nel mercato delle comunicazioni. Il mercato delle CDN non è monopolistico, quindi strumenti e misure del regime sono, nel migliore dei casi, poco allineati e rischiano di alterare un mercato competitivo e ben funzionante. I decisori pubblici in Italia e altrove dovrebbero ricordare che molte CDN sono a loro volta multi-cliente: qualsiasi intervento regolatorio che le colpisca finisce per colpire anche tutti i fornitori di contenuti e applicazioni a monte della CDN».

Per quanto riguarda le politiche settoriali a livello europeo, la decisione italiana di assoggettare le CDN al regime di autorizzazione generale potrebbe essere percepita come un “test” per una possibile estensione più ampia della regolazione telecom alla distribuzione dei contenuti nell’UE. Sulla base dei suoi confronti con gli stakeholder, quali potrebbero essere le conseguenze per l’ecosistema regolatorio europeo e i potenziali impatti su investimenti e innovazione nell’UE? E quali effetti per gli utenti finali, in particolare sulla qualità del servizio?
«Le CDN sono un modo economico ed efficace per distribuire contenuti su Internet. Distribuire gli stessi contenuti direttamente tramite transit e peering – ossia, facendoli passare attraverso le connessioni tra i diversi operatori di rete, invece di portarli più vicino agli utenti – costerebbe molto di più e sarebbe molto meno efficiente. Qualsiasi regolazione che aumenti artificialmente i costi dei servizi CDN avrà impatti negativi su migliaia di imprese e istituzioni europee online, incluse – va sottolineato – molte piattaforme e servizi di e-government. Potrebbe inoltre portare alcuni fornitori di contenuti a non potersi più permettere le CDN, con un peggioramento della qualità del servizio per gli utenti finali».

Il futuro Digital Networks Act (DNA) dovrebbe aggiornare il quadro europeo per le comunicazioni elettroniche e le reti digitali; nel dibattito rientra anche l’idea di un meccanismo di risoluzione delle controversie per l’interconnessione IP. Si ricorda, a questo proposito, la lettera congiunta di luglio 2025, in cui 84 organizzazioni di settori diversi hanno evidenziato il legame tra regolazione dell’interconnessione IP e network fee, riflettendo il timore che il DNA possa riaprire il tema delle “network fee” e interferire con i mercati di peering e transit che, come sottolineato da BEREC, oggi funzionano in modo efficiente. Quali principi guida dovrebbero seguire i decisori europei, anche considerando che l’accordo USA-UE sui dazi esclude l’imposizione diretta o indiretta di network fee? Esistono criticità nell’interconnessione che potrebbero giustificare questo approccio? In base alla sua esperienza, quali conseguenze potrebbe avere l’estensione della regolazione telecom alle CDN e all’interconnessione IP?

«BEREC, difficilmente accusabile di parzialità, ha concluso nel suo studio del 2024 sull’interconnessione IP che il mercato è efficace e competitivo. Non c’è quindi una motivazione per introdurre regolazione o meccanismi di arbitrato in questo ambito, e ciò vale anche per le CDN. Per capire le conseguenze basta guardare alla Corea del Sud, dove le network fee sono state introdotte per legge: ciò ha portato a un peggioramento della qualità per gli utenti (in particolare aumento della latenza), a incrementi di costo per tutti gli operatori e all’uscita parziale o totale di molti fornitori di contenuti e applicazioni dal mercato sudcoreano».