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Sorrentino torna al cinema con “La grazia”

Giornalista
Toni Servillo, left, and director Paolo Sorrentino pose for photographers at the photo call for the film ‘La Grazia’ during the 82nd edition of the Venice Film Festival in Venice, Italy, on Wednesday, Aug. 27, 2025. (Photo by Alessandra Tarantino/Invision/AP)

Associated Press/LaPresse
Toni Servillo, left, and director Paolo Sorrentino pose for photographers at the photo call for the film ‘La Grazia’ during the 82nd edition of the Venice Film Festival in Venice, Italy, on Wednesday, Aug. 27, 2025. (Photo by Alessandra Tarantino/Invision/AP) Associated Press/LaPresse

Il protagonista dell’ultimo film di Paolo Sorrentino è il presidente della repubblica Mariano De Santis (Toni Servillo), vedovo, meridionale, penalista, democristiano tetragono e perciò soprannominato “cemento armato”. Sua figlia (Anna Ferzetti), giurista anche lei, lo ha accompagnato lungo tutto il settennato e oltre a occuparsi della salute del padre, lo aiuta ad affrontare due questioni scottanti: la legge sull’eutanasia approvata dal Parlamento («se firmo sono un assassino, se non firmo sono un torturatore», si tormenta De Santis) e due complessi provvedimenti di grazia. A ciò si aggiunge il presunto tradimento che sua moglie consumò quarant’anni prima, e che ancora lo perseguita.

Il rapporto tra l’io e il tempo e tra il potere e la giustizia sono ancora una problema irrisolto per Sorrentino, che ha scritto diversi film con Umberto Contarello incentrati sul tema del tempo o propriamente sulle stagioni della vita: La grande bellezza il film sulla (e della) maturità, È stata la mano di Dio quello sulla fine dell’infanzia, Youth sulla senilità, Parthenope sull’iniziazione alla vita adulta. Il regista ritorna sul rapporto tra padri e figli, sullo scambio generazionale che innerva tutti i suoi film. La grazia, come dice il papa a De Santis in confessione, è un momento di crisi in cui è possibile riconciliarsi con noi stessi e con gli altri. Il presidente, allo scadere del suo mandato, affronta le sue domande (“Di chi sono i nostri giorni?” quella che meglio riassume il film) come un Amleto sui bastioni del Quirinale.

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