BLOG

Trasparenza retributiva: chi si avvantaggia di pagare meno le donne?

Giornalista Pubblicista, Avvocato. Presidente "Consiglio per la Parità di Genere"
Trasparenza retributiva: chi si avvantaggia di pagare meno le donne?

Cos’è la parità retributiva? la stessa paga a parità di mansione.

Un principio per cui le Madri Costituenti si sono tanto spese a metà del secolo scorso e a cui i Padri Costituenti, pur maturando qualche perplessità sulla capacità effettiva delle donne di poter svolgere effettive uguali mansioni, hanno convenuto. Son passati quasi cento anni da allora e si può dire che oggi  vi sia parità in Italia?

L’Istat (dati del 2022) restituisce questa fotografia: gli uomini guadagnano mediamente il 10% in più in tutte le professioni. Nel settore privato il divario è più alto (circa 15,9%) rispetto al pubblico, essendo in quest’ultimo più marginale la parte di contrattazione libera, ove scende al 5,2%. Stesso discorso fra le professioni libere intellettuali e scientifiche dove la retribuzione maschile supera di quasi il 20% quella femminile. Per non parlare dello sport ove è pari ad una forbice che va dal 15% per raggiungere, e superare, il 100%.

Risultato: stessa mansione, due paghe differenti (sono certa che se tale gap fosse stato a peso maschile, e non femminile abituato a sopportare una certa inferiorità sociale, avremmo assistito da molto ad una reale parificazione).

In ogni caso è arrivato il 5 febbraio scorso con il primo Consiglio dei Ministri che ha approvato lo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva (UE) 2023/970 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 maggio 2023, che mira appunto a raggiungere e vigilare sulla parità di retribuzione tramite lo strumento della trasparenza retributiva.

Il provvedimento, ha sottolineato la Ministra del Lavoro, Marina Calderone, “rafforza gli strumenti per rendere effettiva la parità salariale. Il testo potrà arricchirsi durante il passaggio parlamentare e gli ulteriori confronti con le parti sociali, perché la valorizzazione del talento di tutte e di tutti è una condizione essenziale per un mondo del lavoro moderno e inclusivo”.

Nello schema di decreto c’è innanzitutto l’ambito di applicazione: riguarda sia i datori pubblici che privati. Non include invece gli autonomi lasciati ancora evidentemente al loro, equo o iniquo, “libero mercato”.

Tra le novità del decreto, c’è l’obbligo per i datori di lavoro di informare i lavoratori circa i criteri di determinazione del loro relativo stipendio e i livelli retributivi medi dei colleghi che svolgono lo stesso lavoro, suddivisi per genere. Le aziende potranno fornire queste informazioni anche attraverso intranet o le aree riservate dei siti aziendali. E qui il controllo: nel caso in cui emerga un divario retributivo non giustificato uguale o maggiore del 5% tra uomini e donne, il datore di lavoro avrà l’obbligo di motivarlo e avviare una valutazione congiunta con i sindacati, Consigliera di parità ed eventualmente con l’Ispettorato nazionale del Lavoro per adottare misure correttive, idonee ad eliminare tale gap.

Si è parlato di norma di civiltà come se all’opposto, la disparità, fosse inciviltà, maleducazione, arretratezza, sconvenienza sociale.

Non sono d’accordo: l’ingiustizia lavorativa è speculazione dove c’è chi se ne avvantaggia a peso di chi è più fragile. Che in questo caso sono le donne.

RIFOCAST - Il podcast de Il Riformista

SCOPRI TUTTI GLI AUTORI