Board of peace, Italia e Ue osservatrici a Washington: è l’unica strada delle opportunità

France's President Emmanuel Macron, from left, President Donald Trump, Italy's Prime Minister Giorgia Meloni and Germany's Chancellor Friedrich Merz participate in a meeting with Ukrainian President Volodymyr Zelenskyy and European leaders in the East Room of the White House, Monday, Aug. 18, 2025, in Washington. (AP Photo/Alex Brandon)

Alle volte l’Europa fa le cose per bene. Però è timida. E così non le valorizza. Partecipare alla prima riunione del Boad of Peace (Bop) non è una scelta di campo, ma pragmatismo. L’ordine mondiale è in de-costruzione. Se ne sta definendo un altro. Il Bop rientra in questa fase di cambiamento epocale. L’eventuale scelta di Bruxelles di restarne fuori avrebbe comportato due opzioni: A) avere in tasca un’alternativa; B) andare con i cattivi, vale a dire il tandem Pechino-Mosca + Teheran (e quindi Hamas).

Il realismo, quindi, impone a tutti di fare dei calcoli di opportunità. L’Ue ha più volte alzato il sopracciglio di fronte alle derisioni, minacce e quant’altro di Donald Trump. Salvo poi rendersi conto che fosse più vantaggiosa l’offerta piuttosto che l’insulto che l’avvolgeva. Vedi i casi delle spese per la difesa e dazi. Il Bop, in questa fase preparatoria, mostra indiscutibili chiaroscuri. Tuttavia, è la sola strada percorribile per aprire un capitolo di costruzione – fisica, non solo di valori – della Striscia di Gaza. L’Italia lo ha colto. A quanto sembra anche l’Europa. Il ruolo di osservatore non è impegnativo dal punto di vista finanziario – non si versa il famigerato miliardo previsto per non si sa ancora bene cosa – ma permette di essere lì. Il Bop prova a decidere le sorti di un popolo e di una terra senza rendere conto a gruppi terroristici finora trattati come interlocutori politici di pari livello.

Sfugge, allora, il motivo per cui doversi giustificare, come ha fatto Bruxelles, per aver inviato a Washington la commissaria con delega al Mediterraneo, Dubravka Šuica. «La sua presenza, a nome della Commissione Ue, si è concentrata in particolare sulla discussione relativa a Gaza e alla sua ripresa e ricostruzione», diceva ieri la portavoce. Certo che il Bop è per Gaza. Per cos’altro dovrebbe essere? E poi perché specificare quel “a nome della Commissione Ue”? Si temono smentite inopportune dell’europarlamento? «È stata davvero un’opportunità rilevante con i principali attori regionali per discutere e coordinare i prossimi passi, e il nostro impegno continuerà e si rafforzerà in futuro», proseguiva la nota stampa. Perfetto. Anche se i toni, inusuali per l’enfasi, fanno pensare una perplessità di fondo che si vuole dissipare autoelogiandosi. Al momento dell’incarico – era la fine del 2024, preistoria in pratica – Dubravka Šuica era stata accolta con apprezzamenti. Non tanto per la persona – la commissaria croata è nota solo agli addetti ai lavori, non ce ne voglia – quanto per la scelta di Ursula von der Leyen di assegnare una delega ad hoc per le politiche mediterranee. Poi, come per tante altre scelte di questa Ursula II, l’ambizione di avere una chiara strategia per il Mediterraneo è passata di mente. Non serve giustificare di essere lì e tanto meno prendere le distanze da chi ha esposto la bandiera Ue.

«È stata una decisione dell’organizzatore», dice ancora Bruxelles. E perché mai? Si ringrazi piuttosto l’organizzatore. Senza timori o ritegni. Tanto più che, di questi tempi, il vessillo comunitario viene spesse trattato come un cencio. Oggi Dubravka Šuica si gode il suo quarto d’ora di notorietà. È nel posto giusto, al momento giusto. Dimostri cos’ha in mente l’Europa. Per Gaza, come per tutto il Medio Oriente. Siamo il principale donatore della Palestina. Questo è per l’Ue un motivo di vanto. C’è chi ne è perplesso. Per l’Unione si apre un’autostrada di opportunità. Non si tratta solo di tenere, conservare questo primato, ma anche mettere a terra progetti ben più ambiziosi e, se capace, farsi capocordata di una roadmap di pace senza precedenti. Bisogna essere spregiudicati, però.