Politica
Board of Peace, l’Italia c’è. Passa il testo di maggioranza, Tajani: “In linea con la Carta”. Domani la prima riunione
Domani l’Italia parteciperà come osservatore alla prima riunione del Board of Peace per la Striscia di Gaza. La decisione, annunciata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani durante le comunicazioni alla Camera, ha ottenuto il via libera dell’Aula con 183 voti favorevoli e 122 contrari, approvando la risoluzione di maggioranza che impegna formalmente il governo a essere presente al tavolo internazionale.
Al centro dell’intervento del titolare della Farnesina, la convinzione che Roma non possa permettersi di restare ai margini di un processo che riguarda da vicino la sicurezza e la stabilità del Mediterraneo. «L’assenza dell’Italia a un tavolo in cui si discute di pace, sicurezza e stabilità nel Mediterraneo sarebbe non solo politicamente incomprensibile, ma anche contraria alla lettera e allo spirito dell’articolo 11 della Costituzione», ha affermato Tajani, richiamando il principio del ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali. Un riferimento non casuale. Il ministro ha voluto legare la scelta dell’esecutivo a un fondamento costituzionale preciso, sottolineando come la partecipazione – sia pure in qualità di osservatore e su invito dell’Amministrazione statunitense – rappresenti «una soluzione equilibrata e rispettosa dei nostri vincoli costituzionali». In questo senso, la presenza italiana al Board of Peace viene letta come coerente con la vocazione multilaterale del Paese e con la sua tradizionale proiezione nel Mediterraneo.
Il dibattito parlamentare che ha preceduto il voto è stato acceso. Dai banchi della maggioranza sono arrivati interventi di sostegno alla linea del governo, ma anche toni polemici nei confronti delle opposizioni. Il deputato della Lega Paolo Formentini ha invitato a non «ironizzare» su temi come terrorismo e sicurezza, richiamando l’attenzione su recenti episodi di violenza e affermando la necessità di unità politica in una fase in cui, a suo dire, «il terrorismo sta tornando». Un passaggio che ha ampliato il perimetro del confronto, intrecciando il dossier mediorientale con le preoccupazioni per la sicurezza interna. Sulla stessa linea di sostegno all’esecutivo anche l’intervento del deputato di Fratelli d’Italia Francesco Filini, che ha rivendicato il contributo fornito dal governo guidato da Giorgia Meloni alla popolazione di Gaza, parlando di iniziative che hanno «dato lustro all’Italia». Filini ha contrapposto l’azione dell’esecutivo a quella di chi ha speculato politicamente sulla crisi, evocando anche le manifestazioni di piazza e le polemiche legate ai fiancheggiatori di Hamas.
Nel merito, la scelta di partecipare al Board of Peace come osservatore consente all’Italia di seguire da vicino l’evoluzione del piano per Gaza senza assumere un ruolo decisionale diretto nella fase iniziale. Una posizione intermedia che, nelle intenzioni del governo, permette di contribuire al confronto internazionale salvaguardando al tempo stesso l’equilibrio tra alleanze strategiche e princìpi costituzionali. Il Mediterraneo resta un’area di interesse prioritario per Roma, sia per ragioni geopolitiche sia per gli impatti diretti che le crisi regionali hanno sui flussi migratori, sulla sicurezza energetica e sulla stabilità complessiva dell’Europa. In questo quadro, la partecipazione al Board of Peace viene presentata dall’esecutivo come un atto di responsabilità e coerenza, oltre che come un segnale politico verso i partner internazionali.
La votazione alla Camera certifica dunque una maggioranza compatta nel sostenere la linea del governo. Il confronto politico resta aperto, ma il mandato parlamentare offre all’esecutivo una legittimazione formale a sedere al tavolo, ribadendo che – nelle parole di Tajani – l’Italia «non può e non deve restare ai margini del processo di pace». In un contesto mediorientale ancora attraversato da tensioni profonde, la scelta di esserci, anche solo come osservatori, assume un valore simbolico e strategico. Per la maggioranza, è il modo per tradurre in azione concreta il dettato dell’articolo 11 e la tradizione diplomatica italiana.
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