Negli ultimi anni, i minerali critici, e in particolare le terre rare, sono emersi come una risorsa strategica fondamentale per il futuro delle economie globali. Questi materiali sono essenziali per lo sviluppo di tecnologie avanzate, batterie e dispositivi elettronici, risultano indispensabili per la transizione energetica globale, ma sono vitali per le industrie ad altissima tecnologia, dall’intelligenza artificiale alla difesa. La crescente domanda e le tensioni geopolitiche hanno innescato una vera e propria “guerra delle terre rare”. Gli Stati Uniti e la Cina sono in prima linea in questa competizione, con l’Europa che rischia di rimanere ai margini di un settore vitale per la sicurezza economica e tecnologica.
Il ruolo della Cina: dominio e influenza strategica
La Cina, attualmente il principale raffinatore mondiale di terre rare, gioca un ruolo dominante nel mercato globale di questi materiali. La strategia è chiara: utilizzare il controllo su queste risorse come leva politica per rafforzare la propria posizione economica e influenzare le dinamiche globali. Con un quasi completo monopolio delle fonti di approvvigionamento, Pechino ha la possibilità di esercitare un potere senza precedenti, soprattutto nei confronti degli USA e dell’Occidente.
Dal 2023, la Cina ha iniziato a ridurre le esportazioni di terre rare verso gli Stati Uniti, creando un’ulteriore instabilità in un contesto già teso per le politiche commerciali e tecnologiche tra i due paesi. Non si tratta solo di una competizione economica, ma anche di una vera e propria partita di potere dove Xi si trova ad avere un controllo strategico cruciale. La posizione dominante ha portato a intensificare la politica di “Made in China 2025”, un piano industriale volto a rafforzare la capacità tecnologica del Paese e la sua indipendenza nelle risorse strategiche. Qui si trovano i più importanti giacimenti, i più grandi impianti di estrazione, ma anche le più grandi infrastrutture di raffinazione e di gestione delle supply chain. Questo ha spinto gli Stati Uniti a cercare soluzioni alternative, anche se con risultati contrastanti.
Le guerre commerciali: un boomerang per gli Stati Uniti
Di fronte all’ascesa della Cina come potenza dominante nelle terre rare, gli Stati Uniti hanno iniziato a elaborare strategie per ridurre la propria dipendenza dalle importazioni. Negli ultimi anni, Washington ha aumentato gli sforzi per diversificare le proprie fonti di approvvigionamento, concentrandosi su altri paesi produttori di terre rare come l’Australia, il Canada e l’India. La guerra commerciale innescata da Trump nel primo quadriennio di presidenza, è stata esasperata fin dall’inizio del suo secondo mandato, e non può sorprendere che Xi abbia risposto giocando la carta dei minerali critici. Le politiche di protezionismo commerciale hanno reso ancora più volatile il mercato dei minerali. Le sparate sull’annessione della Groenlandia o del Canada – entrambi ricchi di giacimenti – sono dettate dalla disperata ricerca di filiere di approvvigionamento alternative per non mettere in crisi la sicurezza nazionale USA.
La lentezza dell’Europa: sottovalutazione del rischio
Nella guerra per l’approvvigionamento di minerali critici, l’Unione Europea rischia di restare tagliata fuori. Nonostante alcuni passi verso una maggiore indipendenza, come la creazione di progetti di estrazione in territori europei e l’investimento in tecnologie di recupero dei minerali critici dai rifiuti elettrici ed elettronici, l’Europa non ha ancora sviluppato una strategia chiara e coerente per affrontare la competizione globale: ha storicamente considerato i minerali come una risorsa relativamente abbondante e facilmente accessibile. Tuttavia, questa visione è illusoria e rischia di lasciare l’Unione vulnerabile di fronte a scenari futuri di scarsità o a un’escalation delle tensioni tra le grandi potenze. Anche se i singoli Paesi europei stanno cercando di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento, in particolare in Groenlandia, le difficoltà restano. Non vi è ancora traccia di serie politiche coordinate e non sono tuttora garantiti solidi canali di accesso alle principali risorse. La dipendenza dell’Europa dalla Cina, sia per quanto riguarda la produzione che la raffinazione delle terre rare, è una vulnerabilità che potrebbe avere gravi implicazioni per l’industria europea, soprattutto in un contesto di crescente rivalità.
Conseguenze per l’Unione: sempre in attesa di serie strategie comuni
Per affrontare questa sfida globale, l’Europa dovrà cambiare approccio. L’inerzia europea sulla sicurezza dei minerali deve essere superata con un impegno concreto nella costruzione di una supply chain sicura, diversificata e sostenibile. L’Unione dovrà, inoltre, intensificare la cooperazione con alleati strategici come gli Stati Uniti e il Canada, ma prima o poi anche con la Russia, puntando su politiche industriali che permettano di ridurre la dipendenza dalle risorse cinesi. Occorre pensare fuori dagli schemi, ad esempio creando sinergie con il Brasile, che pur detenendo poco meno della metà dei giacimenti di terre rare che si trovano in Cina, contribuisce solo con l’1% della produzione mondiale. Al contempo, l’Europa deve adottare politiche comuni per l’estrazione e il riciclo delle terre rare, promuovendo iniziative a livello di ricerca e innovazione. Creare un mercato europeo per i materiali – incentivando e mettendo a fattor comune l’industria e la ricerca – potrebbe non solo ridurre la dipendenza da terzi, ma anche posizionare l’Europa come leader nella sostenibilità e nell’economia circolare, sfruttando le opportunità offerte dalla transizione verde.
In conclusione, la guerra globale per le terre rare e i minerali critici non riguarda solo le potenze economiche ma coinvolge l’intera geopolitica mondiale. Con la Cina che sfrutta il proprio predominio per ottenere vantaggi strategici, e gli USA che cercano di diversificare il proprio approvvigionamento, l’Europa deve necessariamente ridisegnare la propria posizione in questo scenario. Solo con una visione chiara e una strategia comune l’Unione potrà garantire la propria stessa sicurezza.
