Tra una ventina di giorni i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per votare la Riforma della giustizia. Siamo in piena campagna referendaria e la magistratura (leggasi, l’ANM) sta tentando in tutti i modi di sabotare il Sì a un sistema giudiziario più equo e libero da amichettismi e correnti di favore. Le toghe hanno infatti sganciato una nuova bomba: si è chiusa l’inchiesta sul caso Almasri, che vede indagata Giusi Bartolozzi, capo di Gabinetto del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, già deputata di Forza Italia. La dirigente, difesa dall’Avvocato (e Senatrice della Lega) Giulia Bongiorno, si è detta “assolutamente serena” ma il rischio che si apra il processo è concreto e, chiaramente, per il Governo che fin dall’inizio ha letto tale mossa giudiziario come un esplicito attacco, è una grana notevole. Bartolozzi ora può chiedere di essere sentita e presentare una sua memoria, poi i PM decideranno se procedere con l’archiviazione o il rinvio a giudizio. Per la maggioranza, l’intera vicenda ancora una volta dimostra l’esistenza tangibile di una giustizia a orologeria. Il clima è “avvelenato” – ha detto il Viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto – “auspicavamo che almeno questa campagna referendaria potesse rimanere al riparo, ma evidentemente così non è”. Il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri, ha ribadito la solidarietà a Bartolozzi, “subisce accuse assolutamente infondate, così come erano infondate quelle riguardanti i membri del governo”.
Caso Almasri, inchiesta chiusa. Per Bartolozzi giustizia ad orologeria
Bartolozzi è iscritta nel registro degli indagati per la vicenda Almasri dall’agosto 2025. Dopo sei mesi, ecco la notifica della conclusione delle indagini preliminari: nel pieno dello scontro politico e pure a pochi giorni dal voto parlamentare sul conflitto di attribuzioni relativo alla medesima vicenda. Il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano, in linea con le perplessità di Nordio, ha apertamente parlato di “tempistica inquietante”. Difficile credere che tutto questo sia una coincidenza, e se da Palazzo Chigi non vi sono per ora state reazioni, anche Fratelli d’Italia e Lega sono dello stesso parere. “Un tempismo quanto mai atteso”, ha commentato ironicamente FdI.
La sinistra, a fronte dei dubbi espressi da Nordio, ha rilanciato con l’occasione i suoi migliori slogan anti-Riforma. L’esecutivo “vuole mettere le indagini sotto il suo controllo” insiste Alleanza Verdi e Sinistra; o ancora, tra le fila del Partito democratico, si tuona all’ennesimo attacco alla magistratura da parte del Governo. Eppure, qui, appare semmai esser accaduto proprio il contrario.
Sarebbe legittimo auspicare che ogni valutazione – in un delicato caso come quello su Almasri – resti sul piano giuridico, ma se è una andreottiana verità quella per cui “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina”, sarebbe singolare non cogliere come, anche questa volta, le dinamiche processuali si siano puntualmente sovrapposte al confronto politico.
