Delle famigerate chat di Palamara si parla ormai da anni. Esse sono state il crinale sul quale si è infranta l’onda lunga della correntocrazia, spaccata dall’interno attraverso la più semplice e distruttiva delle manifestazioni della conoscenza: il denudamento. Basta leggerle. E questo proviamo a fare. Su questa scia si muove, ad esempio, una serie di dialoghi avutisi tra giugno e dicembre del 2017, tra Luca Palamara e un suo collega – che chiameremo Johnny, così come con nomi di fantasia indicheremo gli altri soggetti interessati e pure i luoghi – e che, pur toccando in alcuni passaggi le esigenze specifiche dell’interlocutore circa le sue progressioni in carriera, lumeggiano, per un verso, l’atmosfera di frizione, quando non di scarsissima considerazione che regna tra magistrati di correnti diverse e, per altro verso, le manovre tutte politiche ordite e messe in atto per governare l’assegnazione degli incarichi delle toghe.
Così, a Jhonny, che chiede se “la mail di admi di oggi” sia “in grado di cambiare/scompaginare le carte in tavola?” Palamara risponde: “Caro Jhonny dobbiamo monitorare bene prossimi giorni strada in salita partita difficile un abbraccio”. Si preannuncia insomma la necessità di una strategia. E Jhonny questo lo sa se qualche giorno dopo apre le danze: “Caro Luca, ti ringrazio di avere telefonato ieri a Tizia. Personalmente sono convinto che la scelta del “ritiro condizionato” sia la scelta migliore per evitare l’isolamento di Città”.
“Ne avevamo parlato e come avrai sentito Tizia era preparata. L’accordo che noi troveremo, dovrebbe secondo me trovare anche una ratifica che coinvolga uno o più padri nobili …”. “Esattamente” risponde l’interlocutore e rincara: “È l’unico modo per ridare centralità alla Città … e ripartire più forti”.
Ma per Jhonny non basta: “Noi dobbiamo liberarci prina possibile della zavorra di Caio … Ha fatto più danni lui alla Città di Federico Barbarossa” e “tra l’altro, ha mantenuto in vita, politicamente si intende, Mevio e 4 stronzi”. E Palamara concorda e soggiunge: “Ecco perché mercoledì quando fate riunione bisogna spiazxsrali con idee chiare”. “Nel patto con Sempronio”, prosegue Jhonny. “Ci vuole anche quello della irrilevanza politica di Mevio … che tanto vale 10 voti se li vale”, prosegue Palamara. “Ma la irrilevanza la subirà vedendo che è stato tagliato fuori da tutto”. Poi Johnny invita alla cautela: “Si, ma se non mettiamo le mani avanti tenterà un rapporto diretto con Sempronio. Rapporto che non deve assolutamente avere”. Sul che Palamara è “… perfettamente d’accordo … Ecco perché anche lui prima deve essere processato … E poi avere notizia dell’accordo già fatto”. “Si ovvio” puntualizza Jhonny, “non deve assumersene in nessun modo la paternità”.
I dialoghi tra Jhonny e Palamara proseguono tra abbracci, consigli e strategie, fino a quanto il primo non scrive: “Ciao, Plinio mi ha voluto dire che ieri avete preso caffè insieme. Sempronia – provo ad indovinare- è in gamba e non so quanto sia utile votare a perdere su Giulia”. Si profila una assegnazione di incarico, insomma. Il giorno dopo però, Jhonny, immergendo le parole nell’agone elettorale, constata: “….certo che in questo modo contando Città e Città area prende 6 posti di aggiunti e unicost 1 ( quello Tizia che lascio a te valutare) Un abbraccio dalla riserva indiana di via Vattelapesca”. Poi, due giorni dopo, affonda: “E che ne pesi di fare lo sgambetto a Arturo e votare Giannetto al Plenum? In area volerebbero stracci … Parlo di Città eh”. Palamara, di un laconico che lascia tralucere consuetudine con i temi, “Ti chiamo nel pomeriggio e parliamo per bene ok?”. E, dopo qualche giorno, l’annuncio: “Caro Luca, Le nomine di presidenti di sezione hanno creato tensioni fortissime in area, Aldemaro e Sigismondo hanno partecipato venerdì scorso ad una riunione urgente dove, in buona sostanza, sono stati messi quasi sotto accusa. Mi risulta che tra i due siano stati evidenziati momenti di frizione (Sigismondo avrebbe rimarcato di avere ribaltato il tavolo quando vi fu la nomina di Masaniello, accusando sostanzialmente Armando di non averlo fatto questa volta in favore della Clelia) Sigismondo la supporta molto, Armando non la sopporta affatto. Candidature csm: pare proprio che mi candiderà una certa Ildebranda (candidatura di disturbo senza rilievo) mentre area non ha nemmeno deciso se farà primarie e se sì, se aperte o riservate agli iscritti. Del derby invece penso tu sappia già tutto e quindi per il momento ho finito gli aggiornamenti”. E Palamara entusiasta: “Grande Jhonny siamo sul pezzo ci sentiamo comunque presto se riesco anche a fine giornata un abbraccio”.
E qui, sulla risposta di Jhonny, emerge la vera colleganza: “Se riuscite a fottere la Clelia sarebbe un gran colpo”. “Ciao Luca, Confermi domani plenum Giulia/Sempronia?”. E, qualche ora dopo, con due distinti messaggi, Luca conferma: “Ti confermo Sempronia”…”Giulia”.
Dopo un paio di mesi, Jhonny, loda le doti di stratega di Palamara: “Si, ho proprio grande interesse di fare il punto della situazione con te. Ps: giunge fino qui, nel profondo nord, l’eco della tua maestria nelle nomine dei vertici della cassazione. A presto, ma sul serio” e, qualche giorno dopo, ne chiede il supporto diretto: ”Caro Luca… Ho necessità di sentirti per un paio di consigli, uno più urgente uno invece a medio periodo. Più in generale desidero fare il quadro della situazione e delle prospettive con te. Dimmi quando ti posso chiamare”. È il Natale del 2017 e, tra una cosa e l’altra, dopo aver comunicato di aver rinunciato alla commissione per non impelagarsi in prospettiva del trasferimento ad altra sede che indica, Jhonny prosegue: “Caro Luca … Alla fine per la commissione uditori è andata come meglio non si poteva (selezionato ma non estratto) Tra domani o massimo martedì presento domanda per aggiunto (pensavo di chiedere pure Città oltre a Città). Giovedì vengo a Padova, toccata e fuga in giornata, così magari facciamo due chiacchiere: gli argomenti non mancano!”. E non mancano neanche argomenti di carattere generale. Qualche giorno dopo, infatti, Johnny riepiloga gli screzi originati da un provvedimento tabellare adottato dal Tribunale del Città e lo fa con dovizia di particolari. Quello che però è più interessante è il fatto che, dopo aver descritto la formazione per quote del parere del consiglio giudiziario, Johnny soggiunga: “Situazione delicata anche in ottica elettorale CSM” e poco dopo “E certo! Proprio quello è il punto. Ho visto composizione 7 commissione: capo gip legatissimo a Mevio, che ne fu giudice a latere. Riusciamo a sentirci prima del 6? C’è assemblea unicost e bisogna salvare il salvabile, nel caso”.
Caso Palamara, l’autogoverno delle chat: i messaggi che fanno luce sulle manovre politiche per gli incarichi delle toghe
Potremmo andare avanti ancora per molto, anzi moltissimo, ma le battute dell’articolo di un quotidiano non lo consentono. Johnny non prevarrà sui suoi avversari per gli incarichi a cui anelava e per i quali chiedeva supporto, talvolta con untuosa piaggeria. Ma l’attenzione per questi contenuti, come si comprenderà leggendo tutto l’inserto di questa settimana, non è originata da pruderie, tanto meno dalla bramosia di additare questo o quell’altro interlocutore, molti dei quali ancora bellamente in servizio permanente effettivo, come in caserma. Quello che ha animato la rilettura di questi dialoghi è stata invece la volontà di rinfrancare (o anche, laicamente, di temperare o smentire: ma – dico subito – non è stato questo l’esito) la profonda diffidenza verso un sistema che ha originato l’idea che il sorteggio, strumento innegabilmente dotato di sicura razionalità intrinseca, fosse per davvero imposto dalla storia dei fatti. Non interessa adesso cosa in quelle (come in questa) chat si legga in termini di circostanze storiche ed eventi accaduti, né chi o di chi si parli; interessa invece il modo dei dialoghi, il percorso dei ragionamenti e, infine, il legame che quelle parole testimoniano e all’interno del quale ha attecchito il germe di contiguità che, non solo non ha nulla a che spartire con la funzione dell’organo il cui potere quelle donne e quegli uomini hanno amministrato, ma vi si pone anzi in frontale conflitto. Ogni volta che si agita lo spettro della delegittimazione della magistratura bisognerebbe allora pensare a questo: se il risultato svilente del crollo della fiducia dei cittadini nell’ordine sia il frutto delle parole a vanvera del politico di turno o non invece il frutto di queste parole, pesate e sussurrate da bocca a orecchio, che hanno cambiato il corso degli eventi nella carriera di uno stuolo di magistrati, a scapito di chi – e sono la maggioranza – a quei sussurri non aveva accesso e a scapito pure, a dirla tutta, di uno stuolo di cittadini. Tutto ciò non consiglia di votare Sì. Lo impone.
