Caucaso, Medio Oriente e Africa: a che livello è arrivata la credibilità italiana

Come già accaduto durante il Rinascimento, l’Italia è tornata ad essere un attore globale di rilievo, dimostrando un livello di energia diplomatica e chiarezza strategica che non si vedeva da anni. Sotto la guida stabile del primo ministro Giorgia Meloni, Roma ha affrontato con sicurezza una serie di sfide regionali e internazionali, spesso colmando i vuoti lasciati dai Paesi considerati i leader più tradizionali dell’Ue, contribuendo a plasmare i risultati attraverso credibilità, coerenza e impegno strategico.

Mentre l’Ue parla più che agire sull’adesione dei Paesi dei Balcani occidentali, attesa da tempo, l’Italia ha interessi storici, economici e di sicurezza e ha svolto a lungo un ruolo importante come parte del “Quint”, insieme ai partner britannici, francesi, tedeschi e americani. Roma è stata una forza trainante dietro la rinnovata attenzione dell’Ue e della Nato per la regione, sottolineando la stabilità in Bosnia-Erzegovina, promuovendo il dialogo tra Serbia e Kosovo e sostenendo la resilienza democratica in tutto l’Adriatico. La credibilità dell’Italia, fondata sulla vicinanza, sugli investimenti e sui legami politici di lunga data, le conferisce un vantaggio unico in un momento in cui la competizione tra le grandi potenze si sta acuendo nei Balcani.

Nel Caucaso, l’Italia ha assunto un ruolo discreto ma influente, sfruttando le sue solide partnership energetiche e la leadership dell’Ue per sostenere la stabilità dopo il conflitto tra Armenia e Azerbaigian. Meloni ha incoraggiato un maggiore impegno dell’Ue, promosso il dialogo con Yerevan e Baku e sottolineato l’importanza di corridoi energetici affidabili che colleghino il Caspio all’Europa.

L’Africa è diventata un altro pilastro della posizione internazionale dell’Italia, con una presenza aggiuntiva e un impegno mirato. Attraverso il “Piano Mattei”, Meloni ha promosso una visione di partenariato paritario incentrato sull’energia, la gestione della migrazione, le infrastrutture e lo sviluppo economico a lungo termine. L’iniziativa segnala che l’Europa deve affrontare le sfide africane, tra cui lo sviluppo e la migrazione, non in modo episodico, ma come parte di un futuro strategico condiviso.

In Medio Oriente, l’Italia è emersa come una voce pragmatica e stabilizzante, sostenendo la distensione, l’accesso umanitario e la cooperazione con i partner regionali, pur mantenendo un forte allineamento transatlantico.

Nel loro insieme, questi sforzi dimostrano una maggiore sicurezza dell’Italia. Il fatto che i cruciali rapporti Draghi e Letta siano stati entrambi redatti da italiani parla da sé. Meloni è forse il leader più anziano del Consiglio dell’Unione europea. Il suo rapporto con il presidente Trump ha contribuito ad ampliare il dialogo transatlantico e a definire le agende diplomatiche. L’Italia è (di nuovo) grande e può dare un contributo significativo agli affari globali.