Prima i giorni di proteste a Torino da parte della comunità pro-Pal, poi la decisione della Corte di Appello del capoluogo piemontese che ha ordinato il rilascio dell’imam Mohamed Shahin, rinchiuso in un Centro di permanenza per il rimpatrio a Caltanissetta, in Sicilia. Accolto dunque il ricorso presentato dagli avvocati dell’imam detenuto dallo scorso 24 novembre nel Cpr siciliano in attesa di espulsione. Mohamed Shahin in mattinata (15 dicembre) ha lasciato il Cpr di Caltanissetta in applicazione della decisione della Corte di Appello di Torino e gli è stato consegnato un permesso di soggiorno provvisorio emesso dalla Questura di Caltanissetta.
I giudici, dopo avere esaminato i “nuovi elementi emersi”, hanno escluso “la sussistenza di una concreta e attuale pericolosità” sottolineando anche che l’imam è da 20 anni in Italia ed è “completamente incensurato”. Su Mohamed Shahin c’era un provvedimento di espulsione in Egitto firmato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per le sue posizioni radicali. Nello specifico Piantedosi nei giorni scorsi ha spiegato che “non c’entra niente l’Islam o il fatto che sia un imam, ma alcune frequentazioni e alcuni tipi di comportamento che per motivi di sicurezza nazionale hanno indotto l’autorità nazionale ad assoggettarlo a quel provvedimento”.
L’imam era salito agli onori delle cronache per alcune sue affermazioni sul 7 ottobre 2023, il sabato nero che vide migliaia di miliziani di Hamas sterminare oltre mille cittadini israeliani nei kibbutz e al Nova festival. Lo scorso ottobre, un mese prima dell’arresto, nel corso di una manifestazione organizzata a Torino per protestare contro “l’invasione israeliana” nella Striscia di Gaza, l’imam disse sostanzialmente di essere “d’accordo” con quanto successo il 7 ottobre, aggiungendo che la strage compita da Hamas (dove morirono circa 1200 persone e altre 250 vennero rapite e recluse nei tunnel di Gaza) “non rappresentava una violenza”. Nei giorni successivi provò a ricalibrare il tiro, sottolineando che i fatti del 7 ottobre erano una “reazione” nel contesto dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi che va avanti da decenni. Shahin inoltre era accusato di avere avuto dei rapporti, nel 2012 e nel 2018, con persone condannate per apologia di terrorismo.
Mohamed Shahin, durante le circa tre settimane di reclusione nel Cpr di Caltanissetta, ha poi precisato di “non sostenere Hamas” e di “rispettare le leggi” italiane mentre “in Egitto verrei arrestato, torturato e ucciso”. Per protestare contro il decreto di espulsione ci sono state diverse manifestazioni a Torino con in strada non solo la comunità islamica di San Salvario, quartiere multiculturale dove operava l’imam, ma anche centri sociali e politici e accademici di centrosinistra.
