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Lo scaffale
Chi ha ucciso il premier svedese Olof Palme? Dopo 40 anni è ancora buio: il libro di Enrico Varrecchione
La mattina presto del 28 febbraio 1986 il premier svedese, Olof Palme, andò a giocare a tennis con un vecchio amico. Più tardi in ufficio ebbe vari incontri. Sembrava un po’ più nervoso del solito. Era un venerdì, e il lavoro sarebbe finito prima. Con la moglie Lisbeth decide di andare al cinema. Cenano insieme nella propria abitazione. Lui manda a casa la scorta.
Si profila una serata tranquilla con la moglie, il figlio e la sua fidanzata. Alle 21 raggiungono il cinema dove si proietta un film che non ebbe molto successo, “I fratelli Mozart“. Finito lo spettacolo, alle 23:15 il primo ministro svedese propone di tornare a casa a piedi malgrado il freddo. Le due coppie si separano. Olof e Lisbeth vanno di buono passo verso la loro abitazione. Alle 23:21 un uomo si avvicina, sembra voler salutare Palme, come capitava spessissimo all’uomo più popolare di Svezia. Invece improvvisamente estrae una pistola e spara, uccidendolo. Poi spara anche alla moglie ma la ferisce soltanto. Diverse persone vedono la scena ma il killer si dilegua. Non verrà mai trovato.
Questo è l’ultimo giorno di Olof Palme, un omicidio politico rimasto insoluto. Come quello di John Kennedy. Persino più misterioso. Enrico Varrecchione, giornalista esperto di politica scandinava, ha scritto questo ricchissimo libro sul delitto del premier svedese (“23:21, l’assassinio di Olof Palme“, acquistabile su Amazon) che ripercorre con dovizia di particolari tutta la misteriosa vicenda. È una spy story ovviamente a sfondo politico. Sono passati quarant’anni e ancora non si sa chi e perché abbia ucciso l’uomo più famoso di Svezia, stimato nel mondo, persona di successo, senza nemici.
Varrecchione non tralascia niente, nessuna pista: forse dietro l’assassinio di questo grande leader socialdemocratico c’è qualche potente gruppo straniero legato a interessi economici (il petrolio) oppure forze ultranazionaliste di destra svedesi, o la pista curda, persino quella degli ustascia croati, o altro ancora. Palme era un vero socialdemocratico che non voleva combattere la ricchezza ma voleva combattere la povertà, come ebbe a dire con una celebre frase. Intransigente difensore del welfare state, stava dominando la politica svedese da anni. Fino a quei colpi di pistola, nella gelida notte di Stoccolma.
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