[I nomi di città e soggetti coinvolti sono volutamente omissati o di fantasia]

Il Palamara gate torna in auge a circa sette anni dai fatti, e non a caso: è la punta dell’iceberg di un sistema che si tenta, oggi, di scardinare. L’indagine che nel 2019 ha coinvolto l’ex consigliere del CSM, nonché ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati ed ex leader della corrente della magistratura Unicost, si è tradotta a Perugia in un processo per corruzione prima e traffico di influenze poi. L’accusa: aver messo la propria funzione a disposizione di Fabrizio Centofanti, ex capo delle relazioni istituzionali dell’imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone, a fronte di utilità di vario tipo. In parallelo viaggia il procedimento disciplinare dinanzi al CSM, con l’accusa di aver condizionato le scelte dell’organo tramite accordi tra le correnti togate ed alcuni esponenti politici. L’esame del cellulare dell’ex magistrato con il cavallo di Troia del virus informatico mette infatti a nudo l’interezza dei rapporti e degli interessi legati ai più prestigiosi incarichi del terzo potere.

L’incontro all’Hotel Champagne di Roma

C’è l’incontro captato allo spumeggiante Hotel Champagne di Roma di membri del CSM e parlamentari per dibattere sulla nomina del Procuratore della Repubblica di [Costantinopoli]. Il Consiglio deve decidere a giorni, ed ognuno dei partecipanti contribuisce a modo suo, proponendo nomi e garantendo voti. “Si arriverà su ***, sì ragazzi”, dice qualcuno. E poi ci sono le chat, oltre 60mila. E parlano da sole, anzi gridano. Dimostrano interlocuzioni ed aggiornamenti costanti, raccontano promesse e giochi di potere. C’è Tizio, procuratore in [Aquitania], in lizza per la procura di [Cartagine] insieme a Caio e Sempronio. Palamara – lo racconterà anche nel suo libro – è spezzato in due: la sua corrente Unicost, di centro, vorrebbe Tizio, ma lui ha ottimi rapporti anche con Caio e Sempronio, di sinistra. A luglio 2017 Tizio viene bocciato come procuratore a [Cartagine]. “Ho lottato insieme a te fino all’ultimo. Persa una battaglia non la guerra”. “Carissimo Luca sono convinto che ancora dobbiamo lottare insieme. Grazie, comunque, per avermi assecondato nella scelta, che non condividevi, di andare avanti”. Le parole di Palamara si riveleranno profetiche. Ci sono altri interessi in gioco, come quello che emerge dalle chat con Mevio, un politico di peso del periodo. “Cerchiamo adesso di salvare il soldato [Tizio]. Il risultato in qualche modo lo consente”; “Si, il mio intervento in Plenum è stato in questo senso”; “Perfetto. Lavoriamoci”. Un’intesa, dice Palamara, che salvi Tizio “spostandolo alla Direzione Nazionale Antimafia. Cosa che si realizza grazie a un accordo tra le correnti, nonché a una pressante azione dello stesso [Mevio]” (dal libro “Il Sistema”, Alessandro Sallusti intervista Luca Palamara). “Grande [Tizio] un abbraccio sto seguendo tutto”. “GRAZIE! A PRESTO”. “Ci siamo stiamo per votare”.

“Ho subìto un’ingiustizia dai napoletani. Cerchiamo di riparare”

A novembre 2017 il CSM nomina Tizio nuovo Procuratore Nazionale Antimafia. Il sistema è questo, nero su bianco. E non coinvolge solo Tizio, Caio, Sempronio e Mevio: le chat, come detto, sono tantissime ed il tenore delle conversazioni è sostanzialmente identico. “Tutto procede bene”. “Quando ci sei per un caffè?”. “Caro *** puoi bloccare se non hai altri impegni 22 o 24 ottobre sera volevo organizzare cena ristretta con ***?”. “Ti chiamo dopo il plenum della mattina”. “Buongiorno *** se stasera sei libero e non hai altri impegni replichiamo cena con *** stesso posto fammi sapere un abbraccio”. “Ho subito un’ingiustizia dai napoletani. Cerchiamo di riparare”. “Mi sto battendo per il nostro amico con molta esposizione… manteniamo le parole per favore ingiustizie non tollerabili”. “*** già fatto. 5 a 1”. “*** è con te parlaci”. “Si lui voterebbe con me”. “Quando hai novità fammi sapere”. “Ti ho dato l’unanimità”. “Deliberato. Plenum”. Per usare le parole di Luca Palamara, “Per fermarmi c’era solo un modo: farmi saltare in aria” (ancora dal libro “Il Sistema”). Al plenum straordinario del CSM tenutosi a giugno 2019 il Presidente della Repubblica, che presiede l’organo, parla di condotte incompatibili con quelle che i cittadini si attenderebbero dalla magistratura: un “coacervo di manovre nascoste, di tentativi di screditare altri magistrati, di millantata influenza, di pretesa di orientare inchieste e condizionare gli eventi, di convinzione di poter manovrare il CSM, di indebita partecipazione di esponenti di un diverso potere dello Stato”.

Palamara radiato dalla magistratura

Il 9 ottobre 2020 il CSM radia Palamara dalla magistratura. Il 20 giugno l’ANM lo espelle dall’Associazione con queste motivazioni: “Le condotte poste in essere dal dr. P. e sorrette esclusivamente da suo esasperato interesse personale, appaiono radicalmente e incommensurabilmente incompatibili con lo status di magistrato, che deve essere e apparire, invece, indipendente ed autorevole interprete della “tutela giurisdizionale” e della attuazione della Giustizia sulla base dell’eguaglianza, tutela giurisdizionale ed eguaglianza principi supremi intangibili dell’Ordinamento costituzionale a presidio e garanzia della stessa democraticità di esso”. È la gogna di uno per la sopravvivenza di tutti. Negli anni immediatamente successivi vengono esercitate 32 azioni disciplinari nei confronti di 28 magistrati: alcuni di questi vengono sanzionati, altri assolti, altri prosciolti per scarsa rilevanza del fatto. Dati modesti, se si considera il numero spaventoso di conversazioni rinvenute. Per l’avvocato Stefano Cavanna, allora membro laico del CSM, “Certo, in queste conversazioni alcuni facevano semplicemente gli auguri di Natale a Palamara, ma moltissimi magistrati sono apparsi inseriti in quel sistema fatto di autopromozioni, raccomandazioni, denigrazione dei concorrenti e tentativi di influenzare le scelte del Csm”. E allora il tema non è solo quello dei distorti meccanismi elettivi, ma anche quello delle sanzioni risibili di tali distorsioni: “La procura generale può fare virtualmente quello che vuole, senza dare conto a nessuno. Nella giustizia ordinaria, il gip decide sulla richiesta di archiviazione del pm, disponendo l’archiviazione, oppure il proseguimento delle indagini e in certi casi estremi persino l’imputazione coatta. Questa è una garanzia del sistema, altrimenti il pm può fare quello che vuole. L’opposto di ciò che invece succede nel giudizio disciplinare dei magistrati, dove la procura generale ha un potere assoluto, che si trasforma in potere autoassolutorio” (così l’avvocato in un’intervista di Ermes Antonucci su Il Foglio del 1° luglio 2022).

Poche settimane dal referendum

Facciamo un salto in avanti. Siamo al 2026, a poche settimane dal referendum che inciderà direttamente su quello che impropriamente è stato definito il “Sistema Palamara”. E diciamo “impropriamente” perché è un sistema, lo abbiamo visto, di cui l’ex magistrato è solo un ingranaggio, e la cui indagine sfiora solo la superficie. Luca Palamara è da tempo ostracizzato, ma si è colpito solo il sintomo, non certo il male. Quelle conversazioni hanno portato alla luce qualcosa che esiste a prescindere da Palamara: il sistema non nasce e muore con lui, che ne è una cometa, ma si struttura e si fonda su un meccanismo di appartenenza che determina le sorti di chi è dentro o fuori dal macchinario. Un sistema che non premia il merito, né punisce il vizio. Un sistema di cui, a marzo, ci si augura si possa vedere l’epilogo.

Marianna Caiazza

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