Colloqui di Ginevra: un nulla di fatto. Umerov incontra Crosetto. Putin pensa di vincere sul campo

Ukrainian President Volodymyr Zelenskyy gestures while speaking at a joint press conference with Lithuania's President Gitanas Nauseda and Polish President Karol Nawrocki, at the Presidential palace in Vilnius, Lithuania, Sunday, Jan. 25, 2026. (AP Photo/Mindaugas Kulbis) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Prima dei colloqui a Ginevra, nessuno si aspettava una svolta concreta sulla guerra in Ucraina. E le aspettative non sono state disattese. I colloqui trilaterali tra rappresentanti di Kyiv, Mosca e Washington, quello hanno portato, in sostanza, a un nulla di fatto. E questo lo si può comprendere nonostante alcuni commenti positivi giunti dopo gli incontri. Rustem Umerov, capo della delegazione ucraina e atteso da un incontro oggi con il ministro della Difesa Guido Crosetto, ha definito le trattative “sostanziali e che sono state chiarite diverse questioni”.

Cautela Peskov

L’inviato statunitense Steve Witkoff, dopo il primo round di martedì, aveva scritto sul social X che gli incontri in Svizzera avevano “portato progressi significativi”. Più cauto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che ieri ha chiarito che il presidente russo Vladimir Putin stava “ricevendo resoconti diretti” sull’evoluzione delle discussioni ma che era “troppo presto per fare valutazioni”. Mentre Vladimir Medinsky, che guidava la delegazione di Mosca, alla fine della seconda giornata di colloqui trilaterali ha solo che detto “a breve” si sarebbe tenuto un nuovo round negoziale.

Muro contro muro

Il quadro che esce da questo vertice è quindi quello di un muro contro muro che ha prodotto, al momento, solo un risultato: quello di volere mantenere ancora aperto questo canale di dialogo. Lo stesso Volodymyr Zelensky ha ammesso che c’è stato “un po’ di lavoro preliminare”, ma ha anche ribadito che “per ora le posizioni divergono, perché i negoziati non sono stati facili”. Il presidente ucraino ha sottolineato ancora una volta la sua preoccupazione più grande, e cioè che Putin non voglia fare altro che trascinare i negoziati per un tempo indefinito. E se secondo Zelensky “la partecipazione dell’Europa a questo processo è indispensabile per l’attuazione riuscita di accordi pienamente realizzabili” (Unione europea che ieri ha varato la nuova strategia per sostenere i confini orientali), da parte russa è arrivato un deciso rifiuto al coinvolgimento del Vecchio Continente. E la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, si è rivolta ai governi europei con un discorso molto duro. “Hanno distrutto la loro reputazione di persone di cui ci si può fidare” ha affermato Zakharova, “devono prima ripristinare il loro status nelle relazioni internazionali come partner, o almeno come persone con cui è possibile, se non sedersi subito al tavolo, almeno negoziare in piedi”.

Divergenze sul formato del negoziato

Le divergenze, dunque, riguardano anche il formato del negoziato. Ma è sulla possibilità di compromesso tra Kyiv e Mosca e sull’idea di pace che le differenze appaiono insuperabili. La base è il piano di pace pensato dall’amministrazione Trump. Ma le posizioni dei due Paesi in guerra sono molto diverse. L’Ucraina è disposta anche a cessioni territoriali, ma solo nei territori effettivamente occupati e in cambio di garanzie di sicurezza da parte di Washington e partner europei. La Russia vuole invece tutto il Donbass, anche quel 20% non ancora invaso. Restano inoltre divergenze anche sul destino della centrale nucleare di Zaporizhzhya, sulla neutralità di Kyiv e sulla questione delle elezioni. E mentre i negoziati sembrano di nuovo, di fatto, arenati, Putin pensa ormai già alla prossima offensiva terrestre e alla possibilità di dare la spallata a Zelensky direttamente sul campo di battaglia.

Nonostante le grosse difficoltà incontrate dall’esercito russo, le fonti di diverse agenzie di intelligence occidentali sentite dal New York Times credono che ormai il capo del Cremlino sia convinto di vincere la guerra e che non è necessario giungere a un accordo ora. L’obiettivo di Putin è quello di logorare lentamente l’Ucraina, anche se questo dovesse prolungare il conflitto di altri due anni. Ieri, il ministero della Difesa russo ha annunciato la conquista Kharkivka e Krynychne, piccoli centri abitati situati rispettivamente nelle regioni di Sumy e Zaporizhzhya. E intanto, le bombe di Mosca martellano le infrastrutture energetiche ucraine paralizzando la vita di milioni di civili.