In piazza per gli iraniani? Sì, no, forse. E comunque: quando? Ciascun per sé, al momento. La mappa complessiva delle mobilitazioni italiane a sostegno del popolo iraniano resta frammentata, disallineata, talvolta contraddittoria. Eppure qualcosa si muove. Il Partito Radicale ha convocato una manifestazione a Roma per sabato 17 gennaio, dalle ore 10, a Piazzale Ostiense (Piramide). Carlo Calenda ha aderito: Azione ci sarà con le sue bandiere. Così il Partito Liberaldemocratico con Luigi Marattin e i Radicali Italiani con Matteo Hallissey. Un primo punto fermo, mentre il resto del quadro resta fluido. A destra, intanto, le iniziative si moltiplicano.
Forza Italia Giovani ha convocato per oggi, 14 gennaio, alle ore 11.30 un sit-in davanti all’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran, in via Nomentana 361, a Roma. A guidarlo è il segretario nazionale Simone Leoni, che parla di notizie «raccapriccianti» da Teheran: violenze, sparatorie di massa, arresti e morti. All’iniziativa partecipano parlamentari e dirigenti azzurri, tra cui Maurizio Gasparri, Deborah Bergamini e Stefano Benigni. Noi Moderati con Maurizio Lupi chiede di attivare ogni canale politico e ogni pressione diplomatica per fermare omicidi, torture e arresti arbitrari, e di sostenere «le ragazze e i ragazzi che, con un coraggio straordinario, continuano a manifestare per diritti, libertà e un futuro migliore, anche a costo della vita». L’auspicio è che le piazze italiane ed europee si riempiano, senza indifferenze né ambiguità.
La voce più netta arriva dal fronte liberaldemocratico. Luigi Marattin non usa perifrasi: «La comunità internazionale — o, in sua assenza, chiunque abbia a cuore la libertà — salvi i ragazzi e le ragazze iraniane da quella ristrettissima minoranza di criminali che da 46 anni rovina uno dei Paesi più belli e ricchi di storia e cultura del Medio Oriente. Sì, con le armi se necessario». Marattin richiama apertamente lo slogan di Mario Draghi e lo declina sulle emergenze democratiche: «Certe dittature vanno rovesciate, whatever it takes». Ma è proprio sulle ambiguità che la politica inciampa. Il Movimento Cinque Stelle dismette, per l’Iran, i panni del paladino dei diritti umani. Stavolta sembrerebbero meno importanti, meno urgenti. Verdi e Sinistra non paiono particolarmente indignati, stavolta, davanti all’ecatombe dei giovani dissidenti. Il Pd si divide tra i riformisti, che invocano a gran voce una manifestazione di fortissima protesta verso Khamenei e il suo regime sanguinario, e un Nazareno decisamente più soft, che si limita a parlare dell’adozione di una risoluzione. «Il PD è il partito che ha presentato più atti parlamentari di sostegno alla resistenza iraniana di tutti gli altri gruppi messi insieme, sfido tutti a guardare i numeri», rivendica Francesco Boccia. Resta però la distanza tra l’iperattivismo parlamentare e la capacità di trasformarlo in una mobilitazione visibile, riconoscibile, di piazza.
Un nodo che la sinistra conosce bene. Piero Fassino lo dice apertamente: in Europa c’è timidezza, anche a sinistra, nel sostenere apertamente le rivolte iraniane per il timore di “avallare” un eventuale intervento di Donald Trump. Ma, avverte Fassino, giudicare severamente gli interventi americani in altri Paesi non può tradursi nel silenzio verso movimenti di liberazione in Iran come in Venezuela. Fassino ricorda anche che Elly Schlein si è detta favorevole a una manifestazione per l’Iran e auspica che venga organizzata rapidamente. Da Schlein, al momento di andare in stampa, nessuna replica. Parla invece il responsabile esteri del Pd, Peppe Provenzano: «Ogni nostro pensiero va all’Iran, con le proteste senza precedenti». E ancora: «Sarà la volontà del popolo a portare al cambiamento, non i bombardamenti israelo-americani». Una linea che ribadisce il sostegno politico e morale, ma tiene deliberatamente lontano il tema — esplosivo — dei mezzi.
Non c’è solo la politica. Anche il mondo accademico prende posizione. L’Università di Torino ha espresso «profonda vicinanza» alle studentesse e agli studenti iraniani, ricordando il ruolo storico delle università come luoghi di pensiero critico e libertà intellettuale. E si muovono anche le città. A partire da quelle dove le comunità iraniane promuovono la sensibilizzazione popolare. A Genova una manifestazione organizzata dalla comunità iraniana contro il regime degli ayatollah ha raccolto una solidarietà bipartisan.
