Comunali Milano tra casa, sicurezza e costo della vita: il centrodestra ha paura di vincere ma “se perdiamo dopo Sala siamo messi veramente male”

GIUSEPPE BEPPE SALA SINDACO

C’è qualcosa di psicoanalitico nel modo in cui il centrodestra si avvicina alle comunali milanesi del 2027. Non è prudenza tattica, non è il navigatore che aspetta il vento giusto. Assomiglia piuttosto alla paura di vincere. O, peggio, alla paura di provarci davvero.
Letizia Moratti – organizzatrice insieme a Stefania Craxi del convegno sul futuro di Milano- ha tentato di dare una salutare scossa, ma le reazioni sono state ancora una volta poco incoraggianti.

Sedici mesi al voto, e la coalizione non ha ancora convocato un tavolo ufficiale sulla candidatura. Lo ha fatto notare lo stesso Alessandro Verri, capogruppo leghista a Palazzo Marino, con una franchezza che vale più di molti retroscena. Nel frattempo si moltiplicano i convegni, si accumulano gli identikit del candidato ideale, si producono nomi che bruciano prima ancora di essere pronunciati ufficialmente. È una forma di procrastinazione che ha le sue ragioni tattiche — nessuno vuole cedere terreno agli altri, nessuno vuole esporsi prima del tempo — ma che alla lunga manda un messaggio involontario agli elettori: non siamo sicuri di poter governare questa città, e forse nemmeno di volerlo fare davvero. Eppure i segnali ci sarebbero tutti. Giuseppe Sala chiude il suo secondo e ultimo mandato.

Il centrosinistra deve trovare un erede in un clima complicato, con l’ombra dell’inchiesta urbanistica ancora sul tavolo. I sondaggi nazionali sorridono al governo Meloni. Pier Silvio Berlusconi lo ha detto con rara franchezza: «Se perdiamo dopo Sala siamo messi veramente male». Milano 2027 cade nello stesso anno delle elezioni politiche nazionali, il che trasforma la sfida per Palazzo Marino in un test simbolico di ben altra portata. Un avvertimento che la coalizione ha ascoltato senza ancora tradurlo in azione concreta.

Milano non è un fortino inespugnabile per il centrodestra. Lo può diventare per inerzia, per incapacità cronica di costruire una narrativa alternativa a quella del modello-Milano che la sinistra rivendica anche quando le acque si fanno torbide. La città ha nodi irrisolti sulla casa, sulla sicurezza, sul costo della vita. Un elettorato disponibile esiste, se qualcuno si prendesse la briga di parlargli con chiarezza e con anticipo.