Conte, Bettini e il Pci Civico di Onorato: “Sicurezza, imprese e quel ceto medio troppo ricco per essere aiutato e troppo povero per farcela da solo”

ALESSANDRO ONORATO ASSESSORE GRANDI EVENTI ROMA CAPITALE

Lo strano caso del battesimo della forza politica “riformista” senza riformisti ha avuto luogo giovedì sera, promotore Alessandro Onorato.
L’assessore ai Grandi eventi di Roma Capitale ne ha promosso uno, di evento, grande soprattutto per i nomi. Quello del nuovo soggetto politico, su tutti: Pci. Il Progetto Civico Italia, così si chiama l’articolata compagine di sindaci civici e amministratori senza partito – i civici – si è incontrata all’augusta presenza di moderati e centristi del calibro di Goffredo Bettini e Giuseppe Conte. Per il Pd c’era Stefano Bonaccini, da poco uscito dall’ala riformista del suo partito. E così i senza tessera celebrano la loro giornata inaugurale con il leader M5S e il presidente del Pd, tanto per chiarire le cose. In questa intervista Alessandro Onorato mette in chiaro i punti più scivolosi.

Sarete un soggetto autonomo oppure una “rete” che finisce per fare da stampella a Pd e M5S alle prossime tornate?
«Siamo una rete che unisce le migliori realtà civiche del Paese ma anche tutte quelle persone che animano l’associazionismo che tanto fanno per il Paese. Sono la nuova classe dirigente del futuro. Queste esperienze possono arricchire il campo politico del centrosinistra nella propria assoluta autonomia e particolarità. Noi metteremo al centro temi politicamente ostici anche allo schieramento progressista come la sicurezza e le imprese».

Goffredo Bettini ha una biografia solidamente di sinistra: averlo come testimonial non è il modo più sicuro per tenere i “centristi” a distanza?
«Goffredo Bettini non è affatto un testimonial della rete civica. Sarebbe persino assurdo chiederglielo. È una colonna della sinistra italiana, è un politico che non pensa solo alla sua “parrocchia” ma costruisce percorsi larghi e comuni. Lo fece con successo già con Rutelli e per la fondazione del Pd con Veltroni. Cinque anni fa, in totale solitudine, teorizzò la necessità nel campo dei progressisti di un soggetto liberale, repubblicano, civico, non ideologico, capace di raccogliere almeno il 10% dell’elettorato che non vota i partiti esistenti e che è decisivo per far vincere un’alternativa a Giorgia Meloni».

Il sindaco di Udine Alberto Felice De Toni che non è andato a Italia-Israele, chiedendo persino di rinviare la partita, è un centrista riformista?
«Il sindaco De Toni è un ottimo professore universitario, un rettore stimato ed è notoriamente un uomo di pace che io stimo profondamente. Un uomo cattolico che la sera della partita ha partecipato a una veglia di preghiera per la pace organizzata dall’arcivescovo di Udine».

Nel vostro movimento qual è la posizione su antisemitismo, slogan «from the river to the sea» e occupazioni studentesche?
«Ogni forma di antisemitismo e di violenza è da condannare senza se e senza ma. Altra cosa sono le manifestazioni democratiche e di massa promosse da una nuova generazione che si è voluta impegnare contro il massacro che ha subito il popolo palestinese».

In due o tre punti precisi, come vi distinguete da Avs, Pd, M5S?
«Sono partiti oggi collocati decisamente a sinistra. Vogliamo cambiare il passo su temi come sicurezza, partite Iva, accesso al lavoro per i giovani e i loro salari e un’attenzione particolare al famoso ceto medio che sta scomparendo. Troppo ricco per essere aiutato e troppo povero per farcela da solo».

Si candiderà alle Politiche?
«Il mio impegno è per Roma e per migliorare la vita dei miei concittadini. Dura da molti anni. Lo farò finché è necessario. Certamente la rete civica animerà la competizione e la coalizione alternativa alle destre».